Veronesi applaude Storace e spiazza la sinistra

Micheli, fondatore di Genextra: «Certi attacchi sono frutto del clima elettorale»

Gianandrea Zagato

Ci voleva il ministro Francesco Storace. Ci voleva lui, ripete Umberto Veronesi, per dare una svolta al panorama della ricerca scientifica più avanzata. Elogi per la svolta «storica della scienza italiana»: «Ciascun istituto di ricerca scientifica riceverà dall’aumento dei fondi previsto dalla Finanziaria un grande impulso alla ricerca traslazionale, cioè quella che trasferisce rapidamente i nuovi risultati dal laboratorio al paziente».
Applausi dunque per la Finanziaria del governo Berlusconi che, garantisce il professore, arrivano pure da tutta la comunità scientifica: «Oggi rivedo l’entusiasmo tra i colleghi di tutti gli istituti per l’aumento di fondi ottenuto dal ministro della Salute». Più soldi che servono a rilanciare i progetti di «quella rete territoriale tipica dell’Italia, e inusuale all’estero, rimasta come un tesoro nascosto» dice Veronesi, che non finisce di tessere elogi «di cuore» al ministro della Salute: «Fin dal suo insediamento ci ha ascoltato con umiltà e ha mantenuto le promesse di sostegno alla ricerca italiana sapendo che il Paese che non produce conoscenza è destinato alla regressione». Niente male davvero come riconoscimento alla Finanziaria, «oggi possiamo così riprendere il cammino verso l’innovazione», e al ministro, «siamo orgogliosi di Storace».
Ma i virgolettati dell’oncologo di fama internazionale suonano stonati al centrosinistra che lo vorrebbe candidato sindaco di Milano. Scelta di campo che imporrebbe a Veronesi di dire qualcosa di sinistra. Ma lui niente, quasi ignorando il grido di dolore dei suoi sponsor politici, quelli che per togliere il mal di pancia vorrebbero somministrazioni ad alte dosi di morettismo. Ma il luminare della scienza ignora «Aprile» e non dice un bel niente. Anzi, quando parla non può che dire tutto il bene possibile sia del governo del sindaco di Milano, Gabriele Albertini, che della riforma sanitaria del presidente della Regione, Roberto Formigoni. E, adesso, pure dei sostegni alla ricerca scientifica voluti dal ministro della Salute del governo Berlusconi. Chiaro che per Veronesi la corsa è diventata a ostacoli e che, virgolettato dopo virgolettato, nell’Unione aumenta la voglia di impallinarlo: tiro al piccione rispetto a una diversa cultura politica che, sfumature escluse, resta sostanzialmente d’impronta riformista.
«Questi attacchi al professore provocano davvero amarezza per l’uso spregiudicato di notizie false e tendenziose» chiosa Francesco Micheli, fondatore di Genextra, holding che investe in start-up in ambito biotecnologico e nanotecnologico: «Il professore è presente nel capitale della società attraverso la Fondazione che porta il suo nome, che non ha fini di lucro ma destina le proprie risorse alla ricerca scientifica più avanzata». Precisazione giunta all’indomani di un attacco mirato contro l’oncologo pubblicato sul sito internet del gruppo d’opposizione (centrosinistra, ndr) a Palazzo Marino. Lenzuolate di accuse per minare l’autorevolezza dello scienziato, il prestigio internazionale e, soprattutto, l’indipendenza di giudizio.
Intimidazioni contro un candidato sindaco di troppo. Firmate, continua Micheli, dagli «stessi che cinque anni fa, ai tempi del lancio del progetto e.Biscom-Fastweb, sferravano attacchi ad alzo zero. Quella stessa fazione politica che oggi mette all’indice i rapporti tra Genextra e il professore e che allora sferrava aggressioni sulla base di pregiudizi storici. Con l’aggiunta oggi di un clima elettorale che si è già incanaglito sull’ipotesi di candidatura di Veronesi». E, dettaglio non da poco, con il silenzio complice della dirigenza diessina, «quei vertici che si sono recentemente preoccupati di non dar spazio a una lista Veronesi - laico, socialista e liberale - per proclamarne l’esclusiva», commenta Nuccio Abbondanza, ex presidente dell’Istituto nazionale dei tumori.
Segnali di imbarbarimento che bruciano la candidatura di Veronesi, indisponibile, dicono i suoi amici, «a mercanteggiare un profilo più di sinistra, come gli chiedono tassativamente per entrare nel bouquet dei papabili». Film già visto del centrosinistra contro il presidente dell’Istituto italiano di oncologia colpevole di procurare l’orticaria perché non sa dire cose di sinistra. Sconfessione già firmata sulle colonne dell’Unità, dove Corrado Stajano aveva sottoscritto i dubbi di Nando Dalla Chiesa: «Come pensiamo di candidare una persona che può tranquillamente abbracciare i valori del centrodestra?». La risposta di Veronesi è nelle sue parole, di chi non rinuncia alle sue idee.