Veronesi e Hornby in lizza al Premio Roma

Ariela Piattelli

Il 18 luglio al Teatro Romano di Ostia Antica, verranno proclamati i vincitori del «Premio Roma», premio letterario arrivato alla sua settima edizione. Sono quindici i finalisti delle tre sezioni (narrativa straniera tradotta in italiano, narrativa italiana e saggistica) selezionati da un’autorevole giuria (tra i giurati ci sono anche Giulio Andreotti, Oliviero Beha e Corrado Calabrò) presieduta dallo scrittore e docente universitario Sergio Campailla. «Il Premio Roma non è un premio letterario nel senso restrittivo del termine - spiega Campailla - ma è un vero e proprio osservatorio della realtà contemporanea a 360 gradi. Il nostro desiderio è fare di questo premio un’icona della città».
Per la narrativa straniera i finalisti sono il bestseller Paolo Coelho con Lo Zahir, Tahar Ben Jelloun, lo scrittore marocchino che vive a Parigi, con Mia madre, la mia bambina un’opera struggente ispirata dall’amore per la madre. Poi c’è lo scrittore inglese, Nick Hornby definito dal Sunday Times come «il più notevole della sua generazione» con Non buttiamoci giù e l’algerino Yasmina Khadra con La parte del morto («Khadra è destinato a diventare una star della letteratura internazionale», sostiene Campailla). In lizza anche Tonino Benacquista con Malavita.
I finalisti della narrativa italiana sono Sandro Veronesi (con Caos Calmo in lizza anche per il Premio Strega), Carmine Abate (Il mosaico del tempo grande), Franco Scaglia (L’oro di Mosè), Melania Mazzucco (Un giorno perfetto) e il giovane Pietro Grossi che ha attratto l’attenzione nazionale con il suo primo libro Pugni. Ed anche per la saggistica compaiono nomi di rilievo: Aldo Schiavone (IUS - L’invenzione del diritto in Occidente), Umberto Galimberti (La casa della psiche), Bernard Brunetau (Il secolo dei genocidi), Franco Ferrarotti (Il capitalismo) e infine niente meno che uno tra i più grandi studiosi e scienziati al mondo, Stephen Hawking (La grande storia del tempo).
Sono dunque titoli importanti quelli del Premio Roma, «c’è una grande partecipazione di giovani - conclude Campailla - e un’interessante presenza del mondo arabo. Ma i segreti stanno nei libri che aspettano di essere letti».