«Veronesi non dice cose di sinistra» Fuoco amico sul candidato per Milano

La Quercia sponsorizza l’oncologo come sindaco, ma «L’Unità» lancia l’attacco: non è dei nostri. Contrari anche Verdi e Rifondazione. Dubbi nella Margherita

Sabrina Cottone

da Milano

E adesso contro Umberto Veronesi scende in campo anche L’Unità, con un lungo editoriale in prima pagina e la firma nobile di Corrado Stajano, tutto per spiegare ai militanti che la candidatura del professore a sindaco di Milano non va. «Non bisogna proporre cinicamente un candidato sindaco che non è “né di destra né di sinistra”» sentenzia il giornalista e scrittore. A diffondere il verbo del quotidiano diessino ci pensa la Festa dell’Unità, dove gli strilloni con il cappellino rosso si aggirano tra le sedie a distribuire le copie fresche di stampa.
Se qualcuno avesse perso una puntata del tiro al piccione che si è scatenato contro il presidente dell’Istituto europeo di oncologia, L’Unità le riassume tutte con pazienza. Si parte dall’annuncio di Veronesi, che dichiara di voler essere un sindaco «indipendente, né di destra né di sinistra», di avere stima per il sindaco Albertini e il governatore Formigoni. «Poi è una gran bagarre» sintetizza Stajano, ricordando gli attacchi di Rifondazione e dei Verdi, i dubbi della Margherita e le parole di Nando Dalla Chiesa: «Come pensiamo di poter candidare una persona che può tranquillamente abbracciare i valori del centrodestra?».
L’Unità aggiunge il carico da novanta: «Che cosa significa né di destra né di sinistra? Un pastrocchio, l’eterna compromissione in un tempo che esige scelte non ambigue?». Una piena sconfessione, che arriva nel giorno in cui il segretario dei Ds e grande sponsor di Veronesi, Piero Fassino, apre i lavori della Festa. A Milano c’è tutto il gotha del partito, da Massimo D’Alema a Walter Veltroni. La risposta è affidata a Franco Mirabelli, segretario della federazione milanese, in un’intervista pubblicata oggi sull’Unità. Mirabelli difende la candidatura di Veronesi e replica a Stajano: «A Milano il centrosinistra ha cominciato a vincere quando ha guardato avanti e non indietro».
Ma i malumori sempre meno sotterranei nella Quercia e nell’Unione impediscono di dare all’ex ministro della Sanità la consacrazione che lui si aspetta. E anche il sindaco di Roma, che pure si lancia in un panegirico, non va oltre i complimenti per evitare di scatenare nuovi putiferi: «Conosco Umberto Veronesi da tempo, è una persona che stimo moltissimo, ne conosco la passione scientifica e civile ma sono due cose separate rispetto alla sua candidatura. Non intervengo per dare suggerimenti su ciò che si deve fare a Milano».
Il fatto è che i dubbi su Veronesi sono molti e serpeggiano anche tra i dirigenti dei Ds. «Forse ci vorrebbe un candidato più giovane...» osserva un noto esponente della Quercia milanese. «È un candidato global, a Milano sarebbe preferibile un candidato local» è l’obiezione che arriva da luoghi prossimi ai vertici dei Ds. Persino tra i socialisti, partito di riferimento di Veronesi, non tutti sono convinti che il professore sia la scelta migliore. Pia Locatelli, presidente dell’Internazionale socialista delle donne e vicina a Romano Prodi, esprime ad alta voce dubbi e aspirazioni: «Veronesi è certamente una bella candidatura ma se vogliamo davvero dare un segnale di cambiamento e di discontinuità, arriverebbe con una donna. E ce ne sono molte che sono adatte al ruolo. Penso a Livia Pomodoro, Inge Feltrinelli, Milly Moratti o Patrizia Toia». La battaglia per una scelta al femminile è tutt’altro che archiviata. «Io sarò tra coloro che si siedono attorno a un tavolo a valutare le candidature, tra i segretari provinciali e regionali dei partiti che casualmente sono tutti uomini - spiega Locatelli -. I Ds che parlano di pari opportunità, i partiti che predicano bene e razzolano male, dovranno valutare la possibilità di una candidatura femminile».
Prodi, grande fan delle candidate donne, per la Regione Lombardia avrebbe voluto lanciare proprio Pia Locatelli. Al momento però l’aspirante premier del centrosinistra è concentrato su altri temi. «L’Italia è all’ultimo posto nella lotta alla povertà» accusa dal palco della Festa. Milano può attendere.