«Veronesi a Palazzo Marino? Vince la Moratti»

Chiara Campo

La partita è ancora virtuale, eppure c’è già chi arranca. «Credo che Umberto Veronesi parta sfavorito rispetto a Letizia Moratti, per diverse ragioni». Affondo del sindaco Gabriele Albertini il giorno dopo che l’ex ministro alla Sanità si è immaginato come suo possibile erede, in corsa per il centrosinistra. «Ha detto che scioglierà in ottobre questo quesito su cui sta riflettendo - precisa Albertini -, più o meno negli stessi giorni in cui lo farà anche la nostra, o il nostro candidato, quindi rimandiamo i commenti a quel momento». Ma poi incalza sui motivi per cui il presidente dello Ieo affronterebbe il match svantaggiato rispetto al ministro dell’Istruzione: «In primo luogo - sostiene - perché ha una coalizione molto divisa, anche nel momento stesso in cui si deve individuare un candidato. E sarebbe ancora più evidente nel momento in cui avessero le responsabilità di governo, che comportano delle decisioni, delle scelte che è difficile concertare quando, come nel centrosinistra, c’è una componente estremista e ideologica che mal si concilia con il governo di una città moderna e con la sua complessità, come è Milano».
Il sindaco riferisce di aver parlato con la Moratti un paio di giorni fa. «È stata autorevolmente proposta dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - ricorda -. Le scelte che comportano una scelta così delicata e difficile richiedono tempo, soprattutto per ascoltarsi». Ma non nasconde un certo ottimismo sull’esito di queste riflessioni da parte del ministro: «Sono convinto che potrà esprimersi positivamente, ma rispetto il suo silenzio».
E anche se non appena il professor Veronesi ha confessato che starebbe accarezzando l’ipotesi di candidarsi a sindaco della città, il centrosinistra ha risposto tiepidamente alla sua disponibilità, ieri il segretario regionale dello Sdi, Sergio Fumagalli, ha cercato di sollevare gli entusiasmi dell’Unione: «È una candidatura vincente - ha affermato - perché parla a ceti e gruppi sociali che negli ultimi 10 anni non si sono riconosciuti nella proposta di centrosinistra. Si tratta di una proposta di spessore, espressione di una sinistra laica e riformista capace di rappresentare tutta la coalizione». Fumagalli striglia quanti «manifestano perplessità sul nome dell’ex ministro, sia nell’area della sinistra più radicale che in quella cattolica», e sostiene che «le primarie per scegliere il candidato sono inutili. Comunque, sarà Veronesi a stravincerle». Concetto ribadito ieri sera nel suo intervento alla Festa dell’Unità dal segretario ds Fassino: «La disponibilità di Veronesi a candidarsi è un’opportunità straordinaria, è dovere del centrosinistra valutarla con l’attenzione che merita».
Tramonta invece definitivamente l’ipotesi che alla «scalata» di Palazzo Marino partecipi il direttore del Sole 24 Ore Ferruccio De Bortoli, da tempo indicato come tra i più «papabili» per il centrosinistra. Ieri De Bortoli ha messo a tacere i rumors sul suo conto: «Ho già ribadito più volte la mia indisponibilità». «Sinceramente dispiaciuti» i Ds milanesi, ma «certi che non farà mancare il suo appoggio alla battaglia del centrosinistra».
Bendisposto, invece, si è detto il sindaco Albertini a pranzare col presidente della Provincia Filippo Penati al Montestella, nonostante le accese battaglie degli ultimi tempi, in particolare su rom e Serravalle. «Ma non so ancora quando, è lui che mi deve invitare, la festa dell’Unità è nell’ambito delle sue relazioni - scherza -. Quando riceverò l’invito, non ho motivi per negarmi. Ci sono sempre andato da quando sono sindaco, con la sola eccezione dell’anno scorso, motivata da una polemica che non era nata da me (il segretario cittadino Ds, Pierfrancesco Majorino, lo aveva accusato di pensare troppo alla politica e poco ai problemi di Milano, ndr) e che mi rendeva difficile essere presente in un luogo dove ero stato chiamato per rispondere ad accuse ingiuste, piuttosto che come gradito ospite in quanto rappresentante della città».