Veronesi pensa da sindaco, la sinistra lo boccia

I Ds milanesi: la sua disponibilità ci lusinga. E precisano: abbiamo chiesto la disponibilità anche ad altri

Sabrina Cottone

«La candidatura di Umberto Veronesi, che pure rispettiamo, non rappresenta Rifondazione comunista. Proporremo un nome alternativo per le primarie». Augusto Rocchi, segretario provinciale di Rifondazione comunista, smorza subito gli entusiasmi per il «nì» pronunciato da Umberto Veronesi. L’ex ministro della Sanità, ospite del workshop Ambrosetti di Cernobbio, ha riacceso le speranze di chi nell’Unione puntava sul suo nome. «Ci devo pensare, meditare. Credo che entro ottobre si debba prendere una decisione. Ci sto pensando, le proposte sono tante, mi vengono da molte parti e risalgono a parecchio tempo fa» rivela il presidente dell’Istituto oncologico europeo. E aggiunge: «La mia prima tendenza sarebbe di occuparmi solo di medicina e non di affari amministrativi, però c’è molta insistenza». Ad allettarlo «il potere del sindaco che nel futuro potrebbe essere anche risolutivo a livello di un miglioramento della sanità a Milano».
Veronesi è uno dei due nomi della società civile più corteggiati (almeno ufficialmente) dalla sinistra. Il professore però rischia di non essere gradito all’elettorato cattolico, a causa della campagna in prima linea a favore della fecondazione assistita. «È una candidatura importante ma è una delle candidature» commenta Patrizia Toia, la senatrice che è tra i nomi più gettonati del partito di Rutelli come candidato sindaco. La Toia non dà altolà ideologici («da sindaco non dovrà occuparsi di certi temi») ma ricorda che esiste un percorso da seguire: «È una delle candidature su cui si lavora, tra le quali alcune altrettanto importanti e meno presenti sui giornali. La decisione finale andrà presa nel Cantiere».
Augusto Rocchi, segretario di Rifondazione, chiede già le primarie: «Avanzare candidature adesso è sbagliato e prematuro, perché all’interno dell’Unione abbiamo concordato di lavorare assieme nel Cantiere per definire i lineamenti programmatici dell’alleanza. Se ci troviamo di fronte a una definizione unitaria dei lineamenti programmatici, sarà il popolo dell’Unione a decidere esprimendo il voto alle primarie». Insomma, l’eventuale candidatura Veronesi dovrà affrontare qualche ostacolo prima di poter diventare ufficiale.
I ds milanesi sono lusingati ma non spalancano le porte. «La disponibilità di Veronesi ci onora, è una conferma che il centrosinistra si candida a governare Milano e può essere rappresentato da personalità di grande prestigio come lui» dice il segretario provinciale milanese, Franco Mirabelli. E poi subito precisa: «Abbiamo chiesto a diverse personalità la disponibilità a contribuire». Stefano Draghi, esperto di flussi elettorali e membro della segreteria diessina, è convinto che sia il cavallo vincente: «È il candidato più forte in assoluto che esista a Milano e l’unico in grado di spostare voti da uno schieramento all’altro». Esprime «viva soddisfazione» il presidente della Provincia Filippo Penati: «Milano ha voglia di cambiamento e intorno a figure come quella di Veronesi si può costruire un grande progetto in grado di realizzare un vero Rinascimento della città». Per arrivare alla sfida delle urne, però, dovrà convincere non pochi dubbiosi.