Veronesi: «Scrivo il Manuale bis e le Emozioni della gioventù»

Il regista prepara due sceneggiature in simultanea e attende per Natale il nuovo film creato per Pieraccioni

Michele Anselmi

da Roma

Due film l’uno dietro l’altro, «back to back», per dirla all’inglese con il produttore Aurelio De Laurentiis, che gli ha subito rinnovato il contratto in esclusiva. Giovanni Veronesi sta vivendo un momento mica male. Il 16 dicembre esce nelle sale, pronto a fare il botto di Natale, Ti amo in tutte le lingue del mondo, come sempre scritto per Leonardo Pieraccioni. E intanto, archiviati i quasi quindici milioni di euro incassati da Manuale d’amore (solo un passetto dietro il Benigni di La tigre e la neve), il quarantaduenne regista pratese, al pari del fratello scrittore Sandro, mette ordine nel suo «caos calmo» lavorando a due sceneggiature contemporaneamente e preparandosi a tornare sul set. Da un lato, Emozioni, ancora con Silvio Muccino, quasi la chiusura di una trilogia iniziata con Che ne sarà di noi; dall’altro, il seguito di Manuale d’amore, che avrà per sottotitolo Altre storie. Insomma, sarà un 2006 intenso per Veronesi, ormai una sicurezza al box-office (sono lontani gli anni di flop come Silenzio si nasce! e Streghe verso Nord); e difatti Gigi Marzullo qualche sera fa l’ha celebrato in tv con un’intervista a cuore aperto, delle sue.
Dove lei, Veronesi, parlava proprio dei suoi genitori. Ormai anziani, lontani. Loro a Prato, lei a Roma.
«Sì. Mio padre ha un tumore da anni, ma lotta come un orso. Lo ammiro molto. Il cinema mi ha portato a vivere lontano da casa, e però, con l’età, sento una gran nostalgia dei miei genitori. Per questo, oltre ad andarli a trovare più spesso, ho deciso di farci sopra un film. Una specie di doveroso omaggio alle persone che, nel momento in cui dovrebbero essere più tranquille, coccolare i nipotini o riposarsi, si ritrovano a lottare contro le malattie e le ombre della morte».
Perché proprio ora questo film?
«Le ho risposto. Solo quando muoiono i genitori, ti accorgi di quante cose dovevi dire e fare. Sarà banale, ma è così. Per questo voglio che vedano questo film: perché, pur senza parlare di loro, parla di loro. Fino a che i genitori vivono, si rimane figli. Poi magari si diventa padri...».
Il film non si doveva chiamare Tutto e subito?
«Sì, ma la storia è cambiata per diventare Emozioni. Niente a che fare con la canzone di Battisti. Il titolo si riferisce alle emozioni, violente e contraddittorie, che un venticinquenne vive nel corso di un anno cruciale. In dodici mesi penserà di aver consumato le emozioni di tutta una vita. Dovrà fare i conti con la morte dei genitori e la nascita del suo primo figlio, con quel che ne consegue. Una vicenda complicata. Per la quale, accanto a Silvio Muccino, vorrei un cast strepitoso. Sarà un film intenso, meno leggero degli altri, un po’ più profondo. Nell’ascoltare la storia, pensi, s’è commosso anche De Laurentiis. Non per questo voglio perdere la goduria di veder ridere la gente al cinema».
Di nuovo Muccino junior. Non si rischia l’effetto-ditta?
«Silvio in realtà ha 72 anni. Per come si muove sul set, districandosi tra lampade e cavi, è un comico giunto a fine carriera, non ha più niente da imparare. Scherzo... Intendo dire che dietro quell’aria da imbranato, da Jacopo Ortis col preservativo in saccoccia o da figlio al quale si regala il maglione a Natale, si cela un interprete consumato, capace di gestirsi, di citare i maestri giusti della commedia italiana. Non fa bizze se lo riprendi da destra o da sinistra, sfodera un bel sorriso, lo vedo come un giovane senza tempo. Funzionerebbe anche nei panni di un poeta che si ritrova in trincea nella Prima guerra mondiale».
E veniamo a Manuale d’amore capitolo secondo. Era proprio necessario il bis?
«Quando un film piace così tanto significa che corrisponde ad una richiesta. Nel pensare al seguito, io e Ugo Chiti siamo partiti da ciò che era rimasto fuori. Se nel primo episodio si analizzavano Innamoramento, Crisi, Tradimento e Abbandono, ora sarà la volta di Eros, Matrimonio, Maternità e Separazione. Specie quest’ultima, la racconteremo alla maniera di La guerra dei Roses. Il cast è ancora da mettere a punto. Mi piacerebbe che tornassero Verdone, Muccino e la Buy».
Ci tolga una curiosità. Ma è vero che ha chiesto a Vittorio Cecchi Gori di interpretare un frate nel suo nuovo film?
«Mi diverte sparare caz... ai giornalisti per vedere se abboccano. Hanno abboccato. Ero a una rassegna a Montecarlo, tutti a chiedermi dei miei progetti, così ho detto la prima bischerata che m’è venuta in testa. Vabbé che Vittorio fa la pubblicità, ma non scherziamo. Ora che gli attori importanti ci tengono a fare i miei film, mi godo allegramente questo privilegio».