«Veronesi sindaco? Meglio se fa lo scienziato»

Albertini mette in guardia il professore-amico: «È una figura troppo alta per legarsi a uno schieramento e non può accettare il sostegno di una coalizione così lontana da lui»

Sabrina Cottone

«Voglio un bene straordinario a Umberto Veronesi, purché la smetta di voler fare il sindaco...». Don Luigi Verzè, fondatore e anima del San Raffaele, scherza ma non troppo sull’ipotesi che il presidente dell’Istituto europeo di oncologia si candidi nelle file del centrosinistra. E così sul professore e sul suo «ci sto pensando», dopo i veti incrociati di Rifondazione comunista e della Margherita, arriva un nuovo altolà e questa volta dal suo mondo di riferimento, quello della ricerca scientifica. «Gabriele è un grande sindaco...» aggiunge sorridendo don Verzè stringendo il braccio di Albertini. Poi completa il suo pensiero e spiega perché Veronesi non può assolutamente diventare primo cittadino di Milano: «Deve fare lo scienziato».
Il professore e il sacerdote sono a Palazzo Marino con il sindaco, Gabriele Albertini, e il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, a festeggiare i finanziamenti per la sanità milanese in arrivo da Roma grazie ai fondi Inail: oltre 571 milioni di euro destinati a investimenti immobiliari per le strutture sanitarie. Tra i beneficiati lo Ieo di Veronesi, che riceverà 91 milioni per realizzare il campus della scienza in via Ripamonti. Il professore e candidato in pectore saluta i fondi Inail come «una svolta nel panorama politico di questo paese». Poi spiega il suo progetto e assicura che il nuovo centro per il quale riceve i finanziamenti pubblici sarebbe in grado di competere con le istituzioni americane: «La città della scienza sarà espressione di una cultura interdisciplinare e sovrannazionale, un punto di incontro della cultura europea». Conclude con uno slogan che ha già tutta l’aria di un manifesto elettorale: «Milano potrebbe diventare la capitale europea della scienza».
Ma la passeggiata di Veronesi nel mondo della politica è già diventata una corsa a ostacoli. Nonostante l’accorato appello di Piero Fassino a proteggere il nome del candidato per non farlo scappare a gambe levate, nell’Unione è scatenata la gara a chi lo impallina più velocemente. Lo nota e lo sottolinea anche Albertini. Già nei giorni scorsi il sindaco aveva osservato che Veronesi contro Letizia Moratti parte svantaggiato. In più la volontà dell’oncologo di essere un sindaco al di sopra delle parti, secondo Albertini, taglia definitivamente le gambe alle sue ambizioni politiche. E l’inquilino di Palazzo Marino, con l’aria di sapere quel che dice dopo anni di burrascosi rapporti con i partiti, mette in guardia colui che definisce «un amico» dai rischi di logoramento: «È una personalità talmente al di sopra degli schieramenti, per dignità morale e profonda intelligenza, che appartenere all’uno o all’altro schieramento diminuisce la sua personalità. Queste per altro sono sue stesse affermazioni». E invece il professore si trova già a avere a che fare con posizioni molto radicali e distanti da lui: «Una personalità come quella di Veronesi non può accettare di avere una coalizione che lo sostiene connotata da elementi di estremismo ideologico che non possono configurarsi come possibili per una linea così aperta e istituzionale come quella del professore». Per questo alla fine, prevede il sindaco, non si candiderà: «Mi pare che con la sua lungimiranza e saggezza abbia già posto dei limiti alla sua candidatura e questa è una risposta implicita a quello che può essere un desiderio, una volontà, ma che ha scarse probabilità di realizzarsi». I rapporti tra i due racconta Albertini, sono «eccellenti, come lo sono sempre stati anche prima che qualcuno lo volesse candidare a sindaco».