«Veronica leghista? È la prova che io e Umberto siamo coesi»

da Milano

Dev’esser per questo che Berlusconi e Bossi alla fine trovano sempre la «quadra», l’ultima quella di ieri sui ministeri. Son 14 anni che si punzecchiano, che vivono sul filo di un amore e odio a volte complesso ma sempre viscerale, l’Umberto che non ne manda a dire e s’infervora e litiga, Silvio che ogni volta stupisce tutti, e invece di lasciarlo andare per la sua strada, il sanguigno alleato leghista, media, ricuce, dai ragioniamo, facciamo la pace.
Tutto torna, col senno di poi. Là dove il poi è quell’intervista alla Stampa in cui Veronica Lario la consorte del Cavaliere, con il consueto determinato candore dice così: «Sono la componente leghista della famiglia. Ma, come è ovvio, non ho votato Lega». Leggi l’intervista, dall’urgenza di varare il federalismo alla questione settentrionale alla necessità di «traghettare le istanze leghiste in progetti concreti» e capisci che, se è vero che dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna, allora forse in questi 14 anni c’è stato lo zampino di Veronica, fra il Silvio e l’Umberto.
Lui, il consorte premier in pectore, ieri forse ha colto l’assist o forse ha soltanto detto la verità, fatto sta che a chi gli domandava che ne pensasse, della moglie padana, ha risposto sorridendo: «Vede? Almeno così tutti possono rendersi conto di come siamo compatti e di come saremo coesi nelle decisioni che riguardano il Paese». Il fatto è che l’intesa con Bossi era appena stato raggiunta, con Berlusconi cortese a spiegare che «visto che Bossi è venuto da ma tantissime volte ho ritenuto di andare io da lui» e con il ruvido leader del Carroccio a dire che sì, è andata bene, «in questi giorni sono stato bravo e paziente...». E allora capisci anche perché il sodalizio fra i due è inossidabile, e guai a chi ci mette il dito. Ci aveva provato Walter Veltroni, era il 3 ottobre 2007 e il sindaco di Roma s’apprestava a farsi incoronare leader del Pd alle primarie: «Voglio Veronica Lario in squadra» aveva detto, perché «è open minded, curiosa e ha una grande autonomia intellettuale». Lei aveva risposto con un gentile «no, grazie». Oggi, non a caso, dice che Veltroni le ricorda Amleto.