VERSACE E FEDERICO, EROI RADIOFONICI

Fra i tantissimi pregi della radio c’è quello di non aver mai perso la capacità di raccontare storie e personaggi. E in questi giorni stiamo ascoltando due esempi d’eccellenza di questa capacità. Due esempi diversissimi; su due personaggi che più diversi non potrebbero essere, come Federico il Grande e Gianni Versace; in due programmi che più diversi non potrebbero essere, come Il Comunicattivo e Alle otto della sera; con due narratori che più diversi non potrebbero essere, come Igor Righetti e Alessandro Barbero.
Eppure, in queste due storie che sembrerebbero inconciliabili, c’è l’ennesima dimostrazione della grandezza della radio. Della sua immutata capacità di raccontare storie.
Andiamo per ordine, partendo da Federico il Grande. Il nuovo ciclo di Alle otto della sera, in onda fino al 15 dicembre tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalle 20 alle 20,30, su Radiodue, è un piccolo gioiello. Perché dimostra come si possa raccontare un tema non propriamente semplice - anzi, che sembrerebbe fatto apposta per far scappare dalla radio le persone normali e non «ammalate» di storia - come la vita e la storia di Federico II di Prussia, in qualcosa di ascoltabile.
Confesso che, quando ho letto sulla Stampa la rubrica di critica radiofonica di Bruno Gambarotta che elogiava incondizionatamente la trasmissione di Barbero, pensavo che andasse fatta un po’ la tara alle sue parole. Perché Gambarotta, persona simpatica ed amabile, tende sempre ad esagerare quando si tratta di giudicare i torinesi in radio. Per i suoi concittadini, parte sempre dal «sette più» in su. E Barbero è torinese. Invece, stavolta no. Stavolta, il giudizio era meritato al di là della consonanza etnica fra i due.
A raccontare la saga di Gianni Versace come un Federico il Grande dei giorni nostri - con le sue grandezze, le sue debolezze e la sua storia epica - è stato invece Igor Righetti, con il suo Comunicattivo.
Ancora una volta, Igor ha tenuto fede alla ragione sociale del suo appuntamento di Radiouno: pur dando giustamente spazio a tutti i meriti dello stilista che avrebbe compiuto sessant’anni ieri, Righetti ha evitato ogni retorica, ogni santificazione inopportuna, ogni trasformazione dello stilista assassinato a Miami il 15 luglio del 1997 in una figurina del presepe. E ha trasformato il suo racconto in un grande romanzo popolare: una storia prima felice e poi dolentissima, un viaggio nella memoria dei suoi cari e nella storia recente d’Italia. Non proprio così lontana da quella di Federico.