Versace e quelle icone di stile sedotte dal mondo low cost

New YorkPrince, Donatella Versace e H&M: un tris d’assi per vincere la crisi. Il magico menestrello di Minneapolis si è esibito per oltre un’ora l’altra sera a New York poco dopo la sfilata della collezione creata dalla bionda signora del made in Italy per il colosso svedese della moda low cost che fattura 16,45 miliardi di dollari. I mille invitati sventolavano la carta di credito invece del solito accendino mentre lui eseguiva un’indimenticabile versione di Purple Rain. Infatti subito dopo il concerto si potevano comprare in anteprima mondiale i capi più belli e colorati che si possano immaginare a prezzi incredibili per Versace: meno di 20 euro per una T-shirt con le inconfondibili stampe di palme, volute barocche e tramonti su Miami, circa 200 euro per un abito da red carpet, fino a un massimo di 399 euro per il trench in nappa nera ricoperto di borchie dorate. «Sono sconvolta dalla qualità che H&M riesce a dare con questi prezzi, non credevo fosse possibile» dice Donatella nel privè dove si accalcano dive e divine rigorosamente vestite con i capi che dal 17 novembre saranno venduti in 300 dei 2200 negozi H&M (dieci selezionati in Italia).
Tra loro spicca per bellezza e simpatia Uma Thurman che balla da sola dietro alla consolle della regia. Magnifica anche Helena Christensen con lo stesso tubino decorato da grandi bottoni dorati a forma di testa di Medusa che fa bella mostra di sé su Francesca Versace. Jessica Alba e Sophia Coppola sono pure in nero mentre Blake Lively (la fidanzata tira e molla di Di Caprio) sfavilla di borchie dorate. Del resto ha ragione Margareta van den Bosch, creative advisor di H&M: «I vestiti sono come il pane, bisogna sempre averne, magari non troppo esclusivi ma di buona qualità, una cosa che volendo si può ottenere anche a prezzi ragionevoli». La signora aggiunge poi di trovare immorale che un abito costi quanto un mese di affitto se non di più. Su questo punto Donatella non può essere d’accordo e infatti racconta che per la T-shirt da 19,90 euro hanno fatto una tiratura di 22mila esemplari: numeri irraggiungibili per qualsiasi stilista. Resta comunque il fatto che da qualche tempo le grandi firme collaborano con le catene low cost e non solo per quel che riguarda la moda. Gualtiero Marchesi ha creato un hamburger e un dolce per McDonald’s: il re dell’alta cucina italiana alla corte del fast food americano. Tornando nel fashion system l’ultimo caso davvero clamoroso riguarda Missoni che lo scorso settembre in due ore ha venduto tutti i pezzi creati per Target, catena americana ultrapopolare. In un prossimo futuro anche Giambattista Valli dovrebbe cimentarsi con i grandi numeri di un department store come Macy’s.
«Me l’avevano già chiesto alcuni anni fa ma io non ero pronta: dovevo riportare la Medusa ai primi posti tra i marchi del lusso mondiale» racconta Donatella. «Stavolta la richiesta mi è arrivata mentre stavo lavorando con Lady Gaga che mi aveva chiesto di aprirle gli archivi della maison per indossare qualcosa d’assolutamente unico. Quando la donna più fotografata del decennio ha cominciato a indossare i nostri storici modelli, il suo sito è andato in tilt: tutti volevano sapere dove aveva trovato quei meravigliosi vintage Versace». Da lì l’idea di rifare i pezzi più iconici del marchio da H&M proseguendo con coraggio e caparbietà il proprio percorso di stile. «È un momento d’oro per Versace» hanno detto tutti a cominciare da Prince che in un pezzo rap ha inanellato una sequela di suoni da capogiro con le parole: «brilliant, Donatella, Versaci».