Con Versace e Valli sbocciano fiori (d’acciaio)

Parigi«Les italiennes…» han sempre i francesi addetti ai lavori della moda con lo stesso tono entusiasta che noi useremmo per parlare di topi morti. Adesso ai cosiddetti cugini d'Oltralpe conviene tacere perché le sfilate dell'alta moda di Parigi ormai si fanno solo grazie agli italiani. Infatti ad aprire il gran ballo delle collezioni per la prossima primavera-estate è stata ieri mattina Donatella Versace con un emozionante trunk show di 15 modelli Atelier dopo otto anni di assenza dalle passerelle francesi. A tarda sera ha sfilato Giambattista Valli con una collezione bella da fermare un orologio che da sola giustifica la prestigiosa nomina di membro effettivo dell'haute couture parisienne ottenuta dal ministero dell'Industria francese in soli sei mesi contro i canonici otto anni di attesa. Lo stesso appellativo giuridicamente protetto fin dai tempi di Colbert, ministro delle finanze del Re Sole, tocca a Givenchy che da tempo si avvale del talento creativo di Riccardo Tisci e a Maurizio Galante che come Valli ha lavorato in gioventù da Roberto Capucci. Insomma sarebbe solo ora di tirar fuori l'orgoglio nazionale per proteggere la nostra moda minacciata su tutti i fronti. L'ultimo attacco arriva dagli inglesi che qui a Parigi hanno annunciato la nascita della London Fashion Week per uomo dal prossimo 15 giugno. Pare che Tom Ford abbia già aderito e che sia in corso una trattativa con Burberry, nome di punta nel calendario delle sfilate maschili milanesi. Intanto però veniva voglia di cantare l'inno di Mameli davanti alla pura bellezza dell'alta moda di Giambattista Valli pensata in Francia con il più squisito gusto italiano. «Trovo più volgare un ricco che non spende di uno che fa girare l'economia mantenendo come un mecenate di altri tempi gli artigiani ancora capaci di fare questo lavoro» dice il bravissimo stilista romano prima di far sfilare 41 modelli a dir poco indimenticabili. C'è un tailleur pantaloni bianco che al posto della giacca ha una piccola cappa con una ghirlanda di fiori ricamati a rilievo sulle spalle con uno stupefacente effetto scultura. Ci sono gli abiti da giorno con il punto vita segnato e un meraviglioso gioco di luci e ombre dato dalla gabbia di pizzo nero sulla seta candida. Il bustier in coccodrillo nero toglie leziosità al miniabito abito a ghirlande fiorite bianche da statuina di Bisquit mentre il fulminante vestito da sera in pizzo Chantilly plissè soleil con le pieghe definite da innumerevoli micro paillette nere evoca piuttosto un'erotica danceuse vista attraverso le ombre cinesi. Tutto è decorato, lussuoso, unico e speciale ma sicuramente tarato sulla modernità.
Altrettanto pragmatica e insieme visionaria, Donatella ha costruito la collezione Atelier pensando a quel misto di forza e fragilità che rende le donne contemporanee tanto speciali. «Sono partita dallo studio dei fiori per poi inserire nei vestiti delle placche d'oro puro che creano volumi tridimensionali sul corpo femminile» spiega la stilista mentre le modelle scendono da una gigantesca scala dorata al suono della Wally di Catalani. Si resta a bocca aperta davanti allo spettacolare vestito da sera grigio perla con rose in pizzo, plastica e cristalli sollevate sul fianco dal metallo degli dei che sulla schiena definisce la forma del bustier. Altrettanto belli se non di più gli abiti verde cedro e quelli arancio catarifrangente per non parlare del biker in pizzo di pelle profilato d'oro. L'unica cosa che proprio non ci convince sono i calzari metallici applicati sul malleolo sopra alle altissime scarpe a decolleté. Ma se una donna vuole evocare l'invincibile potere della femminilità con una scarpa può senza dubbio scegliere un modello in tubi di vetro e cristalli di rocca firmato da Roger Vivier. Guarda caso a disegnare questo magico marchio francese è un italiano, Bruno Frisoni, capace stavolta di ricamare il velluto con fili d'oro zecchino e di modellare il coccodrillo con la paglia o la pelle con le piume di uccello del paradiso per una collezione limited edition intitolata Aristo Boheme.