Versi tonanti fra vetrine e macerie del millennio

Finalmente un grande poeta. Isacco Turina per anni lo si è letto di nascosto, nei sotterranei, indossando il sudario del pudore. Ora che le sue poesie, redatte con lucidità manichea dal 1998 al 2015, sono un libro, è una folgorazione, un tripudio di tuoni. Turina, con parole di oggi però assolute, ci spiega cos'è l'Apocalisse («le cose che ora chiami vere/ avranno la misura di un giocattolo») e l'Alzheimer («fermami, se puoi, prima che io entri/ in un deserto d'insonnia»), ci scorta tra la «sequenza di macerie e di vetrine» del millennio, con il passo esatto di un angelo indifferente e indifeso.

Davide Brullo