Lo Verso: «Dimenticate Brando»

«Interpretare un ruolo reso celebre da Marlon Brando non mi fa paura. Per prepararmi non ho fatto più di quello che faccio sempre: leggere il testo. Il personaggio importante è quello che ha tratteggiato l’autore. Le interpretazioni altrui non mi interessano. Non guardo mai film tratti da opere teatrali, non mi ispiro a nessuno, cerco la verità dell’opera. Considero la figura creata dal drammaturgo come un costume, che cerco, per quanto possibile, di farmi calzare a pennello». Enrico Lo Verso descrive così lo studio fatto per riuscire a impersonare Stanley Kowalsky, protagonista maschile della nota pièce di Tennessee Williams, Un tram che si chiama desiderio, che lo vedrà insieme a Paola Quattrini, sul palco del Quirino dal 23 gennaio all’11 febbraio.
Reduce dalle riprese di ben sette film che usciranno nelle sale nel corso dell’anno - tre spagnoli, uno norvegese e tre italiani - Lo Verso ha deciso di tornare sul palcoscenico con un ruolo già sperimentato diverse volte per affrontarlo con più maturità e consapevolezza. «È la terza volta che mi cimento con questo testo - spiega - e sempre con la medesima compagnia. Ad anni di distanza dai precedenti allestimenti, continuavo a ripensare al tono della voce, ai gesti, al modo in cui avevo interpretato questa o quella scena, trovando sempre nuove chiavi di lettura. Stavolta, sono pienamente soddisfatto. Il mio personaggio è cambiato, l’intero spettacolo mi sembra più fedele all’idea di Williams».
La pièce, nella traduzione di Masolino D’Amico, per la regia di Lorenzo Salveti, racconta l’incontro tra Blanche (Paola Quattrini), che, rimasta vedova, si trasferisce in casa della sorella, e il marito di questa, il rozzo e passionale Stanley (Lo Verso, appunto). Soprattutto, però, l’opera parla dello scontro tra amore e passione, seduzione e sesso, forza e violenza: Blanche «gioca» ad affascinare il cognato, che, pur di averla, prima allontana l’unico spasimante della donna, poi arriva a stuprarla, portandola alla pazzia. «La messa in scena è snella, essenziale, privilegia i moti interiori rispetto alla dinamica dei rapporti - commenta l’attore -. Alcune scene sono diventate più sexy, altre più serene, in alcuni momenti la durezza delle relazioni è stata stemperata, in altri accentuata. Paola Quattrini dona alla figura di Blanche una straordinaria leggerezza. Interpretare Stanley è quasi un pretesto per osservarla in scena. Il mio personaggio, che, molto ricco nel testo, potrebbe avere una diversa pienezza sul grande schermo, a teatro soffre la rigidità dei tempi, che impedisce di dedicare spazio al suo mondo, fatto di amici, poker, lavoro, bevute. Una realtà che il pubblico non vede ma che ho studiato a lungo per cercare di renderne la complessità».
A valorizzare una storia ricca di forti contrasti, la messa in scena che, pur fuggendo verso un regno di magia e sogno - nel quale si rifugerà la protagonista dopo lo stupro - opta per una resa realistica e lineare delle vicende. «Recitare non significa fingere - conclude Lo Verso -. Qui il palco suda, pulsa, si emoziona. Lo sentono gli attori, il pubblico, i critici. Persone che hanno avuto modo di conoscere Williams e di seguire le tante messe in scena italiane di questo lavoro si sono complimentate, dicendo che è l’allestimento migliore che abbiano visto. Studiare un’opera, snellirla, approfondirla, significa portarne alla luce la verità».