VERSO IL FEDERALISMO

Ieri l’incontro con il leader Svp in Alto Adige, domani con Lombardo (Mpa)

da Roma

Sottosegretario Urso, ieri il capogruppo al Senato, Gasparri, ha detto che nel Pdl c’è ampia intesa sul federalismo fiscale. Ma in An?
«Il federalismo fiscale era nel programma. Un impegno che noi di An abbiamo promosso e condiviso e che giustamente e prioritariamente va raggiunto. Lo dico io che sono stato eletto nel Nord est, nel caposaldo federalista tra Treviso, Venezia e Belluno, e so bene quanto la destra che vive al Nord si voglia far carico di questo progetto».
Quindi avanti con la bozza Calderoli.
«La bozza Calderoli è un’ottima base di partenza ma che ovviamente va integrata e collegata all’interno di una discussione nel Pdl ma anche con chi vorrà dell’opposizione».
Ancora d’accordo col ministro Calderoli...
«In realtà noi abbiamo cominciato prima della Lega a percorrere la strada del dialogo. Basti pensare che con la fondazione Farefuturo di cui Fini è presidente e io segretario, insieme alla fondazione Italiani Europei di Massimo D’Alema, abbiamo promosso per i primi di novembre un seminario su Federalismo e riforme istituzionali per cercare una base comune».
Si è acceso un dibattito sui tempi. Calderoli dice tre-cinque anni, il governatore della Sicilia Lombardo spera dieci.
«I tempi dovranno essere quelli giusti. Non so se saranno tre o cinque anni. La cosa certa è che siamo partiti nel momento giusto, a inizio legislatura. Sia noi che il centrosinistra abbiamo realizzato riforme costituzionali al termine delle legislature in cui eravamo al governo. Un grosso errore che ha prodotto pessimi risultati. Oggi abbiamo davanti cinque anni in cui realizzare bene il federalismo collegandolo anche a una riforma del titolo V».
Sia più preciso.
«Penso ad esempio che non sia possibile lasciare alle Regioni la competenza su materie come l’energia, uno dei problemi principali del Paese, e le grandi vie di trasporto. Esiste un buon progetto, anche questo porta il nome di Calderoli, ripartiamo da qui».
Il ministro La Russa chiede anche riforme istituzionali.
«Non è il solo. Penso a un Senato eletto su base regionale, all’abolizione delle Province o alla loro drastica riduzione, ma anche alla bozza Bocchino che dà maggiori poteri al premier. Insomma un progetto di riforma complessivo che ha come cuore il federalismo fiscale».
Il Sud deve avere paura della riforma?
«Nessuna paura, è una grande opportunità. Oggi con la riforma fatta dal centrosinistra il divario tra Sud e Nord sta aumentando. Novità come la fiscalità di vantaggio, la perequazione, gli incentivi ai Comuni virtuosi, il collegamento tra tributi pagati e servizi erogati e la fondamentale novità della responsabilità diretta degli amministratori sull’impiego dei soldi pubblici, porteranno grandi benefici. Forse chiedo troppo, specie alla Lega, ma io vorrei anche una liberalizzazione dei servizi pubblici locali».
È sicuro che gli elettori del Mezzogiorno capiranno?
«Noi vogliamo creare un sistema virtuoso e la bozza Calderoli mi sembra che sia su questa strada. Quindi i nostri elettori al Sud non solo capiranno ma ci sproneranno a fare la riforma».