Verso Gerusalemme, una mostra di Passione

Maria Vittoria Cascino

da Chiavari

Una mostra di Passione quella «Verso Gerusalemme». Dove le opere di Gaspare Da Brescia si sono prese l'Oratorio dei Filippini per sacralizzarlo ancora. Un percorso di dolore e amore scandito da creta e legno, scavati di continuo. A catturare sofferenza e tensione mistica. A raccontare quel viaggio verso Dio-fatto-uomo che Eugenia Galardi, curatrice dell'evento, allestisce nell'ex chiesa neoclassica di Via Raggio.
«Ho conosciuto Gaspare a Roma, dove ho vissuto per anni-racconta Eugenia-L'ho visto lavorare su soggetti sacri, nello studio di Palazzo Altieri, con quella potenza e capacità di plasmare la materia che trovi solo nell'uomo rinascimentale. Torno a Chiavari e lo incontro qui. Nasce l'idea della mostra sacra di scultura e pittura. E nasce l'associazione Nuova Eos per coordinare l'evento». Eugenia raccoglie intorno a Gaspare musica e poesia. All'inaugurazione riesce a far cantare Miriam Meghnagi, più volte ospite in Vaticano. Ieri, il Trittico della Passione interpretato da Omero Antonutti e Daniela Franchi. Con le poesie di Elena Bono, Adriana Dentone e Giovanni Maraboli. Con la partitura originale di Francesco Gardella. Una parentesi sublime tra le opere addossate ai muri. La luce entra misurata nell'Oratorio. Gaspare sta lavorando ad una Sacra Famiglia, montata su un'archeologia industriale recuperata delle officine di Breda. E una forma per la fusione, circolare e irradiante. Al centro le figure che l'artista ha modellato nella creta. Conta di finirla a Pasqua. Sull'acconciatura di Maria ci sono i sassi della spiaggia di Chiavari, intorno il blu di Savona. Ogni pezzo vive in un «recinto» sacro e si dilata. Il Cristo in cera resta aggrappato alla croce in attesa della fusione in argento brunito. La Via Crucis è scandita dalle croci in legno col cuore di cera interpretata dall'artista. E poi c'è il tavolo in rame, rovere e olmo della Pasqua ebraica, dell'esodo. Che è anche altare. Al centro una Deposizione nel cromatismo della terra.
Gaspare abbozza un sorriso: «La pittura è fiction, un modo garbato per raccontare delle cose. La scultura ha dentro mille quadri». Ha mani grandi e forti Gaspare. Una attimo prima è la creta, poi è lo scalpello per ritoccare il legno della barba del Cristo sofferente. Poi è il fuoco con cui il bisturi ottocentesco modella la cera. L'Oratorio è la sua bottega.
Fino al 20 aprile, orario 10-13 e 16-19. Sabato pomeriggio escluso. Maria Grazia, la moglie, torna sui suoi lavori, lo aiuta, lo ispira. «Mi ha conquistato l'aspetto armeno della città - insiste l'artista - Questi uomini che costruiscono sulla spiaggia navi verso l'infinito». Un'altra chicca: mercoledì 12 aprile, ore 21, l'allestimento di Gaspare ai Filippini sarà lo scenario per il concerto mozartiano «Ave Verum» offerto dall'assessorato alla cultura della Provincia di Genova.