Verso l’Oscar Oggi si sceglie il film italiano

Michele Anselmi

da Roma

Alla fine, per rattoppare il buco, s'è scelta la via più ragionevole. Fuori dal comitato, che resta composto da 17 esperti (6 targati Unpf, 6 Api, più 5 super partes, tra i quali Bertolucci, Ferretti e Cerami), quei produttori in odore di conflitto di interesse. Domenico Procacci aveva già rinunciato. L'appuntamento è per stamattina alle 10 presso l'Anica, un po' la Confindustria del cinema. Nel pomeriggio sapremo, tramite comunicato, chi ci rappresenterà nella corsa alla statuetta, sempre che il film poi finisca nella cinquina riservata al «foreign language movie» (non succede, ahimè, dai tempi di La vita è bella).
Il metodo escogitato? Ogni produttore, accompagnato dal regista, avrà a disposizione una decina di minuti per promuovere il proprio film davanti ai commissari. Al termine delle audizioni, una volta esaurita la disamina dei dieci candidati (Le conseguenze dell'amore è stato ritirato per un vizio di forma, poiché uscito prima del 30 settembre 2004), si voterà. Naturalmente i produttori coinvolti - ad esempio Riccardo Tozzi per La bestia nel cuore, Tilde Corsi per Cuore sacro, Aurelio De Laurentiis per Manuale d'amore eccetera - non avranno diritto di voto. A questo punto, vinca il migliore, non necessariamente il più bello, giacché il problema sta proprio qui: scegliere il film dotato dei requisiti più adatti - gusto, storia, solidità industriale - per piacere oltreoceano.
Una cosa è certa. Nel cambiare sistema, sottraendo la designazione ai quasi mille giurati del David di Donatello, i signori dell'Anica hanno commesso un imperdonabile errore di comunicazione: doveva essere un atto cristallino, di trasparenza cinematografica, invece, prima negando i nomi, poi arroccandosi sulla «legittimità» della commissione, infine traccheggiando, s'è data la stura ai soliti sospetti e rancori. Culminati, dopo il famoso sfogo radiofonico, nel nuovo attacco di Roberto Faenza consegnato ieri sotto forma di lettera a la Repubblica. In verità, qualcosa non torna nel vibrante j'accuse vergato dal regista di I giorni dell'abbandono, film comunque in lizza. Faenza scrive: «Visto che è prevalso l'insolito principio che chi ha un film da presentare può essere contemporaneamente giudice e giudicato, perché non estendere lo stesso privilegio a tutti coloro, produttori e registi, che hanno un'opera da candidare?». Giusto. Esattamente quanto s'era deciso di fare da venerdì scorso, e sorprende un po' che Faenza, le cui affermazioni sono ritenute dall'Anica «false, offensive e incomprensibili», finga di non saperlo, essendo stato per tempo «informato delle nuove procedure».
In ogni caso, c'è da augurarsi che il mezzo pastrocchio partorisca un risultato decente, cioè un film all'altezza del cimento. Sulla carta, il favorito sembra essere La bestia nel cuore, ma chissà che alla fine non si imponga un outsider come Il resto di niente di Antonietta De Lillo o Private di Saverio Costanzo. Di sicuro sarà meglio lasciare a casa Viva Zapatero! (e non dite che c'entra la politica).