Verso la proroga il patto tra Mps e Unipol

«La quota in Generali non è in vendita. Interessati agli sportelli San-Intesa»

Marcello Zacché

nostro inviato a Tokio

I rapporti tra Montepaschi e Unipol saranno chiariti entro l’anno. Nel frattempo il patto di consultazione che lega la banca senese e Holmo, la holding delle coop, nel capitale di Finsoe (la società che controlla Unipol), verrà con ogni probabilità prorogato, di altri 3 o 6 mesi. Così ha fatto capire il direttore generale Antonio Vigni ieri a Tokyo, in occasione della presentazione della banca senese agli investitori giapponesi, organizzata dalla Borsa Italiana con la sponsorizzazione di Nomura.
«Il patto potrebbe essere prorogato prima del 15 ottobre» data della sua scadenza, ha detto Vigni. Chiarendo però che la sorte delle partecipazioni incrociate (Mps ha il 27% di Finsoe e Unipol il 2% di Mps) «è un altro capitolo». Così come un’altra storia ancora è il controllo congiunto Siena-Bologna di Quadrifoglio Vita, società assicurativa di cui Mps «vorrebbe rilevare l’altro 50%». In ogni caso Mps e Unipol hanno bisogno di tempo per trattare su tutto questo. O meglio, sul loro definitivo divorzio, anche se Vigni non accetta questa definizione: «Bisogna chiarire i reciproci ruoli: la strada che noi vogliamo perseguire è quella della banca retail. Quello che è compatibile va bene, tutto il resto va valutato». Compresa la partecipazione in Hopa, che vale 250 milioni: sull’ipotesi che la banca bresciana finisca per diventare un braccio di Mps Vigni non si sbilancia e dice: «Hopa copre un territorio che può essere un’opportunità. Bisogna vedere cosa diranno nel loro nuovo piano industriale». Entro fine anno si saprà. E sempre con la stessa scadenza, o «al massimo nei primi mesi del 2007» Vigni deciderà anche con chi stringere la joint venture nella bancassicurazione: «Dagli advisor Jp Morgan e Mediobanca aspettiamo la short list entro fine mese, metà novembre». Il prescelto sarà «un partner straniero perché sono i più forti nel settore pensionistico, che è quello che ci interessa». E in questo senso la Fondazione Mps, che controlla il 49% del capitale ordinario, è pronta a far entrare il futuro partner anche nel capitale della banca, con un possibile scambio azionario.
Per la prima volta in Giappone, dove la delegazione di Mps ha incontrato una trentina di broker, la banca senese ha calcato la mano sul piano di rinnovamento e ristrutturazione impostato dal management appena nominato: 105 dirigenti in uscita, nuovi direttori in ogni divisione e una cura dimagrante che ha ridotto da 22 a 9 le strutture di vertice sul territorio. Un lavoro che di qui al 2009 porterà il cost-income dal 60 al 50%. Mentre la capacità di «fuoco» del gruppo, attualmente nell’ordine dei 2 miliardi, potrà salire fino a 2,5 dopo aver sistemato le partite Hopa e Finsoe, con una potenzialità fino a 3-3,5 miliardi attraverso l’emissione di strumenti ibridi, senza cioè toccare il capitale.
Per tutti questi motivi Vigni è rimasto sul vago a proposito del tema aggregazioni e in particolare non ha voluto commentare l’ipotesi di un avvicinamento a Capitalia: «Prima portiamo avanti il piano, poi vediamo. Anche perché se posso estrarre da solo tutto questo valore, non vedo perché devo consegnare a un altro la possibilità di partecipare a questo nostro processo. Senza rinunciare alle opportunità di crescita, qualora si presentino. Compresi gli sportelli in eccesso di Sanpaolo-Intesa, che ci potrebbero interessare». Di certo continuerà a interessare la quota del 1,6% detenuta nelle Generali, per la quale vale un’eccezione al discorso della banca retail: «Generali sono Generali. Si tratta di un investimento interessante che vale circa 150 milioni di plusvalenza e che non pensiamo a cedere». Specialmente in vista del rinnovo del cda della prossima primavera.