Verso un ritocco dell’Iva In Europa è già più cara Anche Londra l’ha alzata

L’Italia pensa di aumentare l’imposta sui consumi dal 20 al 21% per
avere un gettito fino a 6 miliardi. In Danimarca si paga il 25%

Il tema di un ritocco dell’Iva è un argomento all’ordine del giorno di diversi Paesi. In Italia si considera la possibilità, nell’ambito della manovra, di ritoccare l’aliquota normale verso l’alto di un punto percentuale. L’operazione garantirebbe alle casse dello Stato tra i 5 e i 6 miliardi di euro ogni anno senza deprimere i consumi, rimarcano i favorevoli all’iniziativa. In Spagna una decisione è stata già presa e riguarda l’aliquota ridotta (8%): il taglio temporaneo al 4% (fino al 31 dicembre 2011) annunciato da Madrid, riguarderà l’acquisto di nuovi immobili. Con questo provvedimento il governo, spiega una nota, vuole «dare nuovo impulso al settore delle costruzioni», incentivando l’acquisto dello stock di abitazioni invendute dopo lo scoppio della bolla immobiliare nel 2008.

Il crollo del settore ha gettato il Paese in una grave crisi economica e generato il record della disoccupazione tra gli Stati industrializzati (20,89% nel secondo trimestre).
Da noi, come detto, l’argomento è il tema del giorno e sbaglia il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, quando afferma che «l’Iva, in Italia, è già la più alta d’Europa». «Anche l’Ue raccomanda di tassare i consumi, e la tassazione italiana è tra le più basse», spiega in proposito il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.
Lo scenario, infatti, vede la Danimarca primeggiare nella classifica del «caro Iva» con l’aliquota massima fissata al 25% (non esiste quella ridotta).

Segue, con il 23%, un terzetto composto da Portogallo, Grecia (Paesi che non se la passano particolarmente bene) e Finlandia. Un passo indietro ed ecco (21%) il Belgio, seguito (20%) dall’accoppiata Italia e Regno Unito.
Più bassa, tra i Paesi più importanti dell’Unione europea, è l’Iva che riguarda la Francia (19,6%) e la Germania (19%). Anche in questo caso Parigi e Berlino, il cui asse politico si è rafforzato in questi giorni, vanno a braccetto. E ancora meglio è l’imposta spagnola: 18 per cento. I ritocchi alle aliquote non sono mancati nell’anno in corso. Ha cominciato il Portogallo che, dal primo gennaio, ha deciso l’incremento dell’aliquota Iva ordinaria di ben due punti percentuali: dal 21 al 23 per cento.

Un solo punto di aumento (dal 15 al 16%), invece, per le regioni autonome di Madeira e delle Azzorre. Sempre dall’inizio del 2011 anche il Regno Unito ha messo mano sull’Iva. E in questo caso il ritocco non è stato di poco conto: dal 17,5 al 20%, equiparando così l’imposta a quella attuale in vigore nel nostro Paese. Leggero, invece, (0,4%) l’intervento sull’Iva in Svizzera: l’aliquota è passata dal 7,6 all’8 per cento.
Tante Iva, dunque, a seconda dei Paesi e anche all’interno di essi, Italia inclusa (tre aliquote: ordinaria del 20%, ridotta del 10%, super ridotta del 4%; e infine pari allo 0% in caso di cessioni di rottami, cascami, avanzi di metalli, carta da macero, stracci, eccetera).