Per la vertenza taxi è «tregua armata» su controlli e tariffe

Omar Sherif H. Rida

Fine settimana di riflessione per la vicenda taxi. Dopo la tempesta degli ultimi giorni sulle questioni del controllo satellitare e dell’adeguamento delle tariffe, ieri il diario della protesta ha fatto registrare ventiquattro ore di parziale quiete. Anche se si tratta con ogni probabilità di una quiete che precede, appunto, la nuova tempesta che seguirà la riunione di giunta di martedì prossimo, durante la quale l’assessore comunale alla Mobilità, Mauro Calamante, presenterà la delibera che prevede l’installazione del monitoraggio satellitare sulle vetture. E la progettazione del Gps della discordia - cioè del sistema che dovrebbe verificare in tempo reale il numero dei taxi in servizio - dovrebbe essere assegnata proprio all’Atac, che già la utilizza per la propria flotta di bus. Dal Comune nessuna conferma ma solo qualche spiffero circa i contenuti del provvedimento, che dovrebbero riguardare solo i principi generali ma non i dettagli tecnici.
Anche ieri il presidente del «3570» e dell’Uri, Loreno Bittarelli, è sembrato non indietreggiare di un metro: «Se il monitoraggio verrà fatto sul campo - spiega Bittarelli - e non con strumenti satellitari e se si ridiscuterà l’adeguamento delle tariffe, si può tornare a trattare. Per la nostra categoria il Gps sarebbe un’umiliazione: vogliono controllarci perché pensano che i tassisti siano dei fannulloni?». Poi è la volta delle previsioni: «La prossima sarà una settimana decisiva - prosegue il leader del «3570» -. Noi abbiamo fatto di tutto per distendere il clima, ma in cambio abbiamo ricevuto segnali di guerra». Segnali di guerra che non verrebbero spenti neanche dal progetto che sarebbe al vaglio degli ingegneri di Atac, che permetterebbe di monitorare la sola presenza e non la frequenza e il percorso dei taxi. «Il monitoraggio va fatto sul campo - così Bittarelli spegne ogni velleità - e non con i report e le statistiche». E allora il sistema di Gps interno - utilizzato da alcune cooperative romane, tra cui lo stesso «3570» e «Samarcanda» - che consente di individuare il taxi libero abbinando così il mezzo più vicino al cliente che lo ha richiesto? «Un conto è utilizzare il satellite per l’assistenza alle corse - conclude il presidente dell’Uri -. Ben altra cosa è controllarne l’operatività. Se il Comune installasse il sistema d’autorità, potremmo anche utilizzare le vie legali».
Sul progetto del Campidoglio il presidente di «Samarcanda», Franco Seghini, apre uno spiraglio: «L’intenzione è buona. Ho chiesto personalmente all’assessore Calamante di visionare il progetto e poniamo come condizione di farlo preliminarmente. Siamo pronti alle innovazioni: per il nostro Gps nel 1994 spendemmo circa un miliardo di lire». Ma la faccenda cambia se il monitoraggio servirebbe solo a verificare i taxi in servizio: «Se fosse così - avverte Seghini - sarebbe una presa in giro. Potrei anche accendere il tassametro e dare l’idea di essere in servizio, mentre invece sono intento a fare altre cose». Nuova materia di riflessione, quest’ultima, per qualche tecnico del Campidoglio. Magari durante questo «tranquillo» week end.