Al vertice C’è «Michele ’o Pazzo» arrivato a Roma da Afragola per tirare le fila della camorra

Per tutti è «Michele ’o Pazzo». Appena trentenne con il fratello Gennaro arriva a Roma da Afragola. Secondo gli inquirenti Senese rappresenta la camorra nella capitale come Pippo Calò, dagli anni ’70, è la mafia all’ombra del cupolone.
Già dai primi anni ’90 i due fratelli costituiscono a Roma uno snodo di scambio per l’importazione di droga proveniente dal Sud America (cocaina) e dal Marocco (hashish) passando per la Spagna. Storica quanto «sfortunata» la traversata oceanica, luglio ’93, di oltre 300 chili di coca finanziata da Gennaro e bloccata dalla polizia carioca al largo del Brasile.
Sulla «My Double Seven», un bialbero salpato da Fiumara Grande, cinque giovani di Ostia finiscono a Fortaleza fra i quali Riccardo Rigacci, ucciso sul muro di cinta del carcere mentre tenta una fuga impossibile con la complicità di una guardia.
Ma i Senese a Roma devono fare i conti con quelli della Marranella, l’organizzazione criminale che prende in eredità i traffici della banda della Magliana. Sono i fratelli Calogero, Francesco e Giuseppe Carlino i nemici più pericolosi. Un odio reciproco che esplode il 16 luglio del ’97 in un appartamento a Torrespaccata, un fatto di sangue passato alle cronache come l’omicidio «in diretta».
Il Goa della Finanza da mesi intercetta le conversazioni in casa di Francesco Carlino, in via Cornelio Sisinna. I baschi verdi non avrebbero mai pensato, però, di ascoltare le grida di «Doppio Sorriso» mentre viene sgozzato dalle coltellate di Carlino. Gennaro è accusato di essere l’amante della moglie di Franco, Cristina. Un traditore da eliminare il boss affiliato al clan Bardellino prima, Moccia-Magliulo dopo, che con i Carlino faceva affari miliardari. Quando vede arrivare il padrone di casa, Gennaro cerca scampo in balcone. Inutilmente. Francesco con moglie, suocera e le figlie fugge prima che i finanzieri possano intervenire.
I fratelli in cima alla lista dei 500 latitanti più pericolosi d’Italia sono braccati. Giuseppe, «Pinocchietto», viene arrestato giorni dopo ma dichiarato infermo di mente. Calogero nel ’99 a Fuengirola, in Costa del Sol. Poi è la volta di Franco, trovato in casa dell’amico Pasquale Refrigeri mentre organizza la fuga di Giuseppe dal manicomio. Uscirà nel 2001 ma si godrà la libertà per poco: viene ucciso a Torvaianica a colpi di pistola. Michele viene arrestato nel 2005 come mandante dell’omicidio ma il Tribunale delle Libertà rigetta ogni accusa.