Vertice nel Polo sulle riforme No di Fini al sistema tedesco

Le trattative nel centrodestra partono con un summit tra Berlusconi e Bossi Mentre il leader di An frena: da noi situazione diversa dalla Germania

da Roma

Spiragli, più che reali aperture. Vaghi segnali di fumo, più che veri e propri abboccamenti. Ma la trattativa sulla riforma elettorale di fatto è partita: ad Arcore il vertice tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi è dedicato a questo tema. I grossi partiti sono tutti in campo. I Ds, che corteggiano alleati e avversari. La Lega, che accoglie le avances di Piero Fassino e flirta con il ministro Chiti. Udc e Prc, che si sono già schierati per il sistema tedesco. Forza Italia, che dice sì al dialogo «ma con due paletti». Così, mentre i piccoli dei due poli sono in trincea, tra i grandi a frenare resta solo An. «Il giorno in cui ci sarà qualcosa di preciso ne discuteremo - dice Gianfranco Fini - il modello è basato su una Camera politica e un'altra con rappresentanti nominati nei Lander. Qui non siamo in Germania e sarebbe opportuno che quando si parla di legge elettorale ci si riferisse anche al sistema politico cui opera. Altrimenti si parla tanto per parlare».
La Quercia è in pressing. Gavino Angius invita «tutte le forze politiche ad avanzare proposte per una legge elettorale che consenta a chiunque vinca le elezioni di riuscire a governare in condizioni di stabilità». La dalemiana «Velina Rossa» spinge «ad aprire un discorso serio con la Lega» che vada anche oltre e che «comprenda federalismo e autonomia fiscale». Vannino Chiti si dice «pronto a discutere di legge elettorale» con il Carroccio «in qualsiasi sede» tranne il Parlamento del nord di Vicenza. Rifondazione si accorda. Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera, vuole «aprire un confronto rispettoso con la Cdl» perchè «su riforme istituzionali e legge elettorale è giusto parlare con tutti». E Pietro Folena sostiene che «all’Italia serve il sistema tedesco». Più prudente la Margherita. Dice Francesco Rutelli: «È fondamentale che su questo argomento si faccia una proposta chiara e condivisa da tutto l’Ulivo». Aggiunge Arturo Parisi: «Diffido dei modelli, quello che conta è distinguere chi mette al centro la necessità di dare al Paese una democrazia che governa e chi invece la preoccupazione per la rappresentanza». Clemente Mastella minaccia però fuoco e fiamme: «Sarò intransigente contro una riforma che danneggia i piccoli e i medi partiti».
Nel centrodestra si registra una certa disponibilità quantomeno a sedersi al tavolo. La Lega vuole andare «a vedere le carte». Roberto Maroni «apprezza l’apertura di Fassino» e Roberto Calderoli chiede «un confronto su fatti e sulla base di una legge rispettosa del territorio e delle forze che lo rappresentano». Entusiasta l’Udc. «L’attuale legge - spiega Lorenzo Cesa - tiene in piedi un bipolarismo imperfetto che produce paralisi e impedisce le riforme perchè finalizzato solo alla vittoria elettorale». Aggiunge Pierferdinando Casini: «Noi vogliamo una legge elettorale alla tedesca con un bel sbarramento al 5% che elimina i partitini. Votiamo con chi ci sta, da Bertinotti a Bossi perchè qui si tratta delle regole del gioco. Il bipolarismo fa acqua da tutte le parti e mi stupisco che ci siano ancora delle vestali che hanno il coraggio di sostenere che è un elemento positivo che la politica italiana dipenda da Turigliatto o da Rossi o da chi è eletto da una parte e va dall'altra». Pronta a negoziare, a certe condizioni, pure Forza Italia. «Noi abbiamo sempre accettato il dialogo in ogni forma - afferma Paolo Bonaiuti - però abbiamo due paletti. Uno è il bipolarismo con la scelta chiara per l’elettore tra uno schieramento e l’altro. Il secondo è la nostra contrarietà al doppio turno che tradizionalemte favorisce la sinistra». Roberto Formigoni annuncia che la Cdl «sta lavorando a una proposta unitaria». E Fabrizio Cicchitto ricorda che «per noi vale quanto già concordato con gli alleati: la via più ragionevole è modificare la legge attuale». Da tutto ciò Anna Finocchiaro ne deduce che «c’è un clima favorevole in Parlamento». Maurizio Gasparri non è d’accordo: «L’Unione lancia ami ma nessuno abbocca, la distruzione del bipolarismo non è accettabile».