Vertice Obama a Karzai e Zardari: più duri coi talebani

Washington Gli Stati Uniti faranno «tutto il possibile» per evitare vittime civili. Non poteva non essere condizionato dalla strage afghana il clima che si respirava ieri a Washington in occasione del vertice con il presidente afghano Hamid Karzai e quello pakistano Asif Ali Zardari. Dopo l’incontro - e dopo che anche il segretario di Stato Hillary Clinton aveva espresso «profondo dispiacere» per la morte di innocenti - Barack Obama ha rilanciato il patto a tre con i rappresentanti dei due Paesi.
«Stati Uniti, Afghanistan e Pakistan condividono l’obiettivo comune di sconfiggere Al Qaida», ha detto Obama al termine dei colloqui, riferendo che i suoi omologhi gli hanno confermato l’impegno nella lotta agli estremismi. Poi il capo della Casa Bianca ha aggiunto che i tre Paesi coopereranno in «modi nuovi» per debellare l’integralismo armato, ma che in Afghanistan sono necessarie «più truppe e più risorse». Il presidente non ha nascosto che nell’area «bisognerà aspettarsi altra violenza» e ha promesso un «impegno durevole» nei confronti dei governi democratici di Pakistan e Afghanistan.
Definire i dettagli del piano anti Al Qaida sui due fronti caldi - afghano e pakistano - era uno degli obiettivi principali della visita di Karzai e Zardari, avvenuta mentre il segretario alla Difesa Robert Gates arrivava a sorpresa in Afghanistan per verificare la situazione prima dell’arrivo di altri 21mila soldati.
Se da una parte il fronte pakistano sembra quello più pericoloso - a causa dell’offensiva dei talebani che fa temere per l’arsenale nucleare - Obama ha lanciato il suo monito a Karzai, criticato per aver scelto come candidato alla vicepresidenza Mohammad Qasim Fahim, un «signore della guerra» coinvolto - pare - in attività illegali. Il presidente ha chiesto «risultati concreti» contro la corruzione dilagante.