Dopo il vertice Prodi cancella le nuove pensioni

Verso il rinvio anche per la tassazione delle rendite finanziarie. Forza Italia all’attacco: «Il governo è in stato confusionale»

Fabrizio Ravoni

da Roma

Gli interventi sulle pensioni escono dalla manovra. Lo annuncia Romano Prodi alla Festa della Margherita. Il presidente del Consiglio dice di non sapere se gli interventi troveranno spazio «nella Finanziaria o dopo». E ribadisce che, secondo lui, il sistema da applicare alle pensioni di anzianità è quello degli incentivi e disincentivi. Appare chiaro, ormai, che eventuali misure di tipo previdenziale troveranno spazio in una legge delega che affiancherà la legge finanziaria (il governo non può presentare disegni di legge collegati alla manovra) ed affidata ai tempi del Parlamento.
In questa legge delega dovrebbe essere compresa l’innovazione del part time per i pensionati. Un lavoratore va a riposo, ma può continuare a lavorare per la propria azienda (o pubblica amministrazione) «a mezzo tempo», come dice Prodi. Che sulla filosofia della manovra dice: sarà una finanziaria che non ammazzerà il Paese.
La decisione del cambiamento di rotta sulle pensioni arriva in serata dopo una giornata di vertici ed incontri a Palazzo Chigi con i capigruppo della maggioranza e con i sindacati. Ma Massimo D’Alema non sembra essere stato avvertito. Il ministro degli Esteri trova «aberrante» andare in pensione a 57 anni. Ma ritiene «ragionevole» che chi va a riposo a quell’età abbia un trattamento economico diverso «da chi ci va a 65 o 68 anni».
Con l’eliminazione della previdenza dalla manovra viene così meno uno dei capitoli su cui intervenire per ottenere risparmi di spesa, indicati da Padoa-Schioppa. Il governo è «in stato confusionale», dice Luigi Casero di Forza Italia.
La scelta di Prodi matura durante la giornata. In mattinata, incontrando i capigruppo della coalizione, prova a fare la voce grossa. Bisogna rispettare la catena di comando, dice. Come a dire: il governo presenta la sua Finanziaria da 30 miliardi (con misure sulle pensioni) ed il Parlamento la deve approvare. Le reazioni di Verdi, Prc e di Comunisti italiani sono in tempo reale. Russo Spena, addirittura, fa uscire il suo disappunto mentre è in corso la riunione. E Prodi legge stizzito le sue dichiarazioni prese dalle agenzie. Il braccio di ferro continua. Padoa-Schioppa, di fronte alle richieste di ridurre l’entità della manovra, replica: vorrà dire che si tagliano le risorse per lo sviluppo. «Prodi e Padoa-Schioppa sembrano un muro di gomma», commenta un capogruppo. Tengono duro fino a quando i sindacati non vanno a pranzo a Palazzo Chigi.
Al termine, Paolo Ferrero è il primo a capire che l’aria è cambiata. L’eliminazione delle pensioni dalla Finanziaria - dice il ministro della Solidarietà sociale - è «un passo assolutamente in avanti. Le pensioni non sono un capitolo di risparmio». Prodi conferma da Caorle l’inversione di rotta. Ma per marcare le distanze dalle richieste di Prc annuncia che non chiederà a Bruxelles alcuna spalmatura degli interventi: nel 2007 saremo sotto il 3% di deficit. A puntare i piedi è ora Antonio Di Pietro. Il ministro delle Infrastrutture se la prende con Rifondazione comunista, responsabile ai suoi occhi dell’eliminazione delle pensioni dalla manovra. «Con i palliativi non si guarisce il malato. Deve prevalere il senso di responsabilità. Non facciamo ricatti».
Ma non è soltanto Padoa-Schioppa il ministro economico costretto a rivedere i suoi piani. Anche Vincenzo Visco deve incassare uno stop al suo progetto di unificare le aliquote fiscali sulle rendite e sulle persone fisiche al 20%. Da Caorle Prodi dice: non so se l’unificazione delle aliquote entrerà in Finanziaria. Anche in questo caso, come per le pensioni, l’argomento potrebbe essere oggetto di una legge delega affiancata alla Finanziaria. Una colazione dei sindacati a Palazzo Chigi ha cambiato il volto della manovra.