Il vertice tra Russia ed Europa è fallito prima di cominciare

da Berlino

Secondo i tabloid berlinesi da qualche settimana Angela Merkel starebbe rinfrescando la sua conoscenza del russo, lingua che la cancelliera ha studiato quando andava a scuola nella Ddr, dove il russo era materia obbligatoria. Vera o non vera, la notizia riportata dai tabloid contribuisce a sottolineare l’importanza che la Merkel, presidente di turno del Consiglio europeo, attribuisce al vertice tra Russia e Ue che si apre oggi a Samara, sulle rive del Volga. Un vertice difficile per i veti incrociati di Mosca e di alcuni partner europei, e che richiederà grande abilità diplomatica da parte della cancelliera. Di certo il russo le servirà nei due colloqui a quattr’occhi con Putin previsti dal programma.
La posta in gioco è il rinnovo dell’accordo di cooperazione tra Mosca e Bruxelles che regola i rapporti tra le due parti in una serie di settori, dalle forniture energetiche agli scambi commerciali, dalle consultazioni in materia di politica estera, ai diritti umani.
Le difficoltà vengono soprattutto da alcuni Paesi ex satelliti dell’Urss, e in particolare dalla Polonia, che minaccia di bloccare il rinnovo (e può farlo grazie al potere di veto) se Mosca non revocherà l’embargo sulle importazioni in Russia della carne polacca. Embargo che Putin non ha intenzione di annullare perché, dice, la carne polacca non offre garanzie di sicurezza. Ma il vero motivo del niet è un altro: Putin vuole punire Varsavia per aver accettato sul suo territorio i missili antiterrorismo americani, che Mosca considera una minaccia alla sua sicurezza. Per tranquillizzare Putin urgono quindi garanzie non sulla purezza della carne polacca, ma sul futuro dei missili, e quelle date da Condoleezza Rice nel suo recente viaggio a Mosca sono state giudicate insufficienti dal Cremlino.
A complicare il vertice contribuisce il fatto che la Polonia non è isolata. Anche Lituania ed Estonia segnalano, seppure con toni meno battaglieri, che potrebbero opporsi al rinnovo dell’accordo se non verranno accolte alcune loro richieste. La Lituania chiede a Mosca garanzie che non siano interrotte le forniture di gas russo, come è avvenuto in passato. L’Estonia vuole la revoca di una serie di misure di ritorsione decise da Mosca dopo la rimozione di un monumento sovietico a Tallin e contro l’orientamento antirusso dell’Estonia. Quanto ai cechi, Praga non pone condizioni ma esprime comprensione per la posizione della Polonia.
Altro nodo cruciale: il Kosovo. Per Putin il Kosovo è il banco di prova della buona volontà dell’Europa di seguire una politica estera attenta anche agli interessi russi. Di qui la richiesta di Putin perché Bruxelles rinunci al piano per riconoscere il Kosovo come provincia praticamente autonoma da Belgrado, principale alleato di Mosca nei Balcani. Ma per accogliere tale richiesta la Ue dovrebbe rinnegare anni e anni di promesse al Kosovo.
Davvero un vertice pieno di ostacoli per la Merkel, che una vignetta del solito tabloid raffigura dietro un tavolo ricoperto da testi russi. Per attenuare l’intransigenza di Putin la cancelliera ha spedito a Mosca, due giorni prima del vertice, il suo ministro degli Esteri. Risultato: toni più pacati ma contrasti immutati. E allora? Allora alla Merkel non resterà che elaborare insieme a Putin eventuali ipotesi di compromesso da sottoporre a Bruxelles, dove la trattativa con Mosca si affianca a un’altra trattativa che scotta, quella sulla Costituzione europea, e non è escluso che le concessioni fatte su un fronte possono essere compensate da garanzie ottenute sull’altro. Il clima generale comunque fa pensare che l’Europa stia entrando in una fase di maggiore dinamismo grazie al rilancio dell’asse franco-tedesco, come dimostra il caloroso incontro di ieri sera a Berlino tra la Merkel e Sarkozy, che non a caso ha trascorso la sua prima sera da presidente non a Parigi ma nella capitale tedesca.