Vertice Ue, trattativa non stop per salvare l’euro

Merkel e Sarkozy cercano l’intesa. E i mercati ci credono: Piazza Affari sale del 3% spinta dalle banche. Barroso: "Situazione seria, Bce e governi siano responsabili". Oggi il vertice a Bruxelles per varare il piano salva Grecia

Il piano salva Grecia - e salva euro - era già ieri sera sul tavolo della cena a due Merkel-Sarkozy, ancor prima di arrivare a quello del vertice dell’Eurogruppo. Il presidente francese è volato a Berlino con l’esplicito obiettivo di concordare «una posizione franco tedesca» su cui far confluire tutti gli altri. E la cancelliera tedesca ha subito ammorbidito i toni, dicendosi «molto fiduciosa» sul raggiungimento di una posizione comune, e alimentando le attese di un risultato positivo dalla riunione di oggi, esito che solo pochi giorni fa appariva tutt’altro che scontato.

L’ottimismo ha fornito carburante per la ripresa dei mercati europei: ancora una volta la maglia rosa è andata a Piazza Affari, dove il Ftse Mib ha chiuso a +3,04, trainato dai titoli bancari, con rialzi intorno a sei punti percentuali. Il mercato crede alla possibilità - non esclusa dal capo economista della Bce, Juergen Stark - che il fondo «salvastati» (Efsf) possa comprare titoli del debito pubblico europeo sul mercato secondario: una soluzione che favorirebbe i Paesi come l’Italia e soprattutto le banche italiane, che sono piene di Bot e Btp e si vedrebbero sgravare del compito di comprare gran parte delle nuove emissioni. «Si stanno vedendo acquisti di titoli di stato dei Paesi periferici dell’Eurozona - diceva già ieri un operatore - anche se il tutto avviene in un mercato abbastanza ingessato e con pochi scambi». Di conseguenza, il differenziale tra titoli di Stato italiani e tedeschi è sceso ancora, fino a 284 punti base.

In ogni caso, un fatto è certo: Francia e Germania si apprestano, ancora una volta, a dettare la linea al resto d’Europa. Lo dimostra il rinvio (alle 13, un’ora più tardi del previsto) del vertice per dare più tempo agli «sherpa» - gli alti funzionari del Tesoro dell’Eurozona - di trovare un’intesa, dopo che i due leader avranno annunciata la loro. La posta in gioco è alta: la necessità di spegnere il focolaio di tensioni e allarmismi sui titoli di Stato che partendo dalla Grecia rischia di estendersi ad altri Paesi, Italia in primis, dopo averlo fatto con Irlanda e Portogallo. Tanto che ieri, rompendo il silenzio stampa mantenuto negli ultimi giorni dalle istituzioni europee, il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, è apparso a sorpresa davanti ai cronisti per rivolgere un appello ai leader dell’Eurozona e alla Bce ad assumersi le proprie responsabilità, prendendo decisioni adeguate alla «situazione molto grave» in cui versa l’euro e rispettando le promesse che avevano fatto di «fare ciò che occorre per garantirne la stabilità».

Tuttavia sono rimasti attriti su diversi aspetti del nuovo piano, tra cui la controversa ipotesi di una partecipazione volontaria degli investitori privati. In particolare la Bce teme che provochi un peggioramento delle valutazioni da parte delle agenzie di rating. E la Banca centrale si oppone ancor più all’ipotesi di una insolvenza della Grecia, quali che ne siano le modalità.

Intanto, la Ue «impara la lezione della crisi», come ha detto il commissario al Mercato Interno Michel Barnier, e applica alle banche le nuove norme di Basilea 3: maggiore disponibilità di capitali, vigilare meglio sulle operazioni a rischio, non affidarsi solo alle agenzie di rating.