Vesco ai no global: «Okkupate gli spazi e noi ve li lasciamo»

(...) questi anni e ci lasci le strutture». E cioè: il Buridda e lo Zapata a Genova, il Geco alla Spezia e poi si faccia avanti chi vuole. L’uomo di Claudio Burlando ha detto sì.
Assessore Vesco, è sicuro?
«I centri sociali hanno un ruolo di aggregazione sociale contro l’emarginazione, credo sia importante riconoscerlo e investire anche dei soldi».
Legalizzerete le occupazioni.
«L’abusivismo crea un problema agli occupanti, che rischiano di esser mandati via da un momento all’altro, ma anche imbarazzi alle amministrazioni. Quindi sì, bisogna definire il contenzioso».
Come?
«Attiverò un tavolo con il Comune e i centri sociali, coinvolgendo anche l’Università nel caso del Buridda, che occupa l’ex facoltà di Economia. Credo si possa stipulare un contratto d’affitto, naturalmente non a prezzi di mercato».
Naturalmente.
«È chiaro che dovremo fissare un canone equo».
Chiaro.
«Sento già le proteste di Gianni Plinio il capogruppo di An».
E non solo.
«Sì, ma qui è questione di riconoscere che questi ragazzi migliorano strutture che altrimenti sarebbero abbandonate, non è vero che le distruggono. E svolgono una funzione sociale, di coesione e di attenuazione delle situazioni di degrado, che sono tante».
Se non avessero occupato le strutture ma ve le avessero chieste come fanno decine di altre associazioni però non gliele avreste date.
«Vero».
Adesso tutti si sentiranno legittimati a occupare le strutture che non ottengono.
«Arte ha molti immobili non utilizzati, si possono concedere nuovi spazi ai giovani senza che debbano essere occupati».
Anche ai centri sociali di destra?
«Tutto va visto in una logica di sicurezza e di rapporti con la cittadinanza».
I vicini di casa del Buridda si sono lamentati per i concerti serali, hanno male ai timpani.
«I concerti serali fanno parte dello spirito di socialità, coinvolgono chi non può permettersi di andare ai concerti a pagamento».
Assessore, lei c’è mai entrato in un centro sociale?
«Non li frequento molto».
La vecchia scuola del Pci non ha mai apprezzato.
«È che vivevo ad Arcola, vicino alla Spezia, dove l’hanno aperto da poco un centro sociale».
Adesso vive a Genova, la città del voto agli extracomunitari.
«Il sindaco Giuseppe Pericu ha fatto bene, era quello che gli avevamo chiesto».
La Regione farà una delibera simile?
«Spero che sarà il nuovo governo di centrosinistra a risolvere il problema a livello nazionale».
Altrimenti?
«Io ho preso un impegno affinché sia riconosciuto questo diritto entro questa legislatura. Ci sono immigrati che hanno una conoscenza del Paese migliore di certi governanti. Del resto non vedo perché si possano fa votare gli italiani all’estero, che magari sono via da 50 anni e dell’Italia non sanno più nulla, e non gli immigrati, che vivono qui e contribuiscono alla ricchezza del Paese».
I centri sociali chiedono alla Regione di fare «disobbedienza amministrativa», e cioè, per dire, di negare l’allacciamento alla luce nel caso venisse costruito un centro di temporanea accoglienza per immigrati.
«Per ora c’è la mia firma su un documento sottoscritto da 14 Regioni che chiede di abolire i Cpt esistenti e di non costruirne altri. Per questo spero ci sarà un rallentamento, in attesa del cambio di Governo».
Il centrosinistra però si è spaccato sui Cpt.
«Vedremo».
Vesco, lei è anche segretario regionale dei Comunisti italiani.
«Sì, è abbastanza faticoso ricoprire entrambi i ruoli: riunioni di partito fino alle 2 del mattino e poi sveglia alle 7 per fare l’assessore».
Una vitaccia.
«Ma divertente».
E come si sente ad appoggiare Prodi alle primarie?
«Premesso che ritengo le primarie una pagliacciata, perché il nostro Paese non è ancora pronto per gestirle, Prodi è l’unico in grado di battere Berlusconi».
Sostenendo Bertinotti però dareste più forza alle istanze di Rifondazione, che spesso incrociano le vostre.
«Il peso all’interno della coalizione non lo decidono le primarie ma i voti».
Come si lavora con Burlando?
«Ha grande carisma, grande personalità, è un ottimo direttore d’orchestra».
E lei che strumento suona?
«Lo strumento non lo decido io, ma fin qui mi pare di aver suonato bene».
Forse perché deve ancora cominciare a governare davvero.
«O forse perché ho già iniziato».