Vescovi preoccupati: il testamento biologico rischia di aprire all'eutanasia

Il timore della Cei è "la non distinzione tra
pratiche mediche e eutanasiche e cure del paziente: se si considera per esempio
l'alimentazione o la respirazione cura della persona, si apre la strada all'eutanasia"

Roma - I vescovi sono «preoccupati che la evoluzione del disegno di legge sulla dichiarazione anticipata di trattamento possa aprire a una deriva eutanasica di fatto». Lo ha ribadito monsignor Giuseppe Betori interpellato dai giornalisti durante la presentazione del Comunicato finale del consiglio permanente della Cei, svoltosi la scorsa settimana. Monsignor Betori ha precisato che il Consiglio «non ha parlato né di testamento biologico né di dichiarazione anticipata di trattamento»; (la domanda nasceva dalla concomitanza tra il Consiglio permanente e una discussione al Senato sul testamento biologico, ndr). «In precedenti incontri - ha ricordato - avevamo espresso preoccupazione» sulla eventuale «deriva eutanasica di fatto», che già si è verificata in «altri paesi europei ed extraeuropei». Il timore della Cei è «la non distinzione tra pratiche mediche e eutanasiche e cure del paziente»: se si considera per esempio l'alimentazione o la respirazione cura della persona, «si apre la strada all'eutanasia». Il segretario della Cei ha osservato che c'è anche «il problema molto complesso del rapporto medico-paziente e della autonomia del medico»: «la volontà del paziente non può imporsi sul medico, e restano interrogativi sull'intraprendere questa strada».