Il vescovo di Gravina: siamo tutti responsabili

Celebrati nella cattedrale di Gravina i funerali dei fratellini scomparsi nel nulla il 5 giugno 2006 e ritrovati in fondo a
un pozzo. Il vescovo: "Dovremmo piangere su noi stessi"

Gravina in Puglia - "Quella modalità di morte, quel marcire all’aperto per quasi due anni è un messaggio forte per noi". Il vescovo di Gravina in Puglia, monsignore Mario Paciello, prega per Ciccio e Tore Pappalardi. Nell’omelia ai funerali il vescovo ricorda la "caduta mortale" dei due ragazzini, "un tonfo senza ritorno in un mare che ha fatto schizzare in alto nugoli di mali nascosti di un Paese che non si chiama Gravina, ma Italia".

I funerali di Ciccio e Tore Dinanzi a migliaia di persone, assiepate nella cattedrale ma anche nella piazza antistante, sono stati celebrati i funerali di Ciccio e Tore, i due fratellini trovati morti in una cisterna di una casolare abbandobnato nei pressi della città vecchia a Gravina. In chiesa ci sono il padre Filippo Filippo Pappalardi con la convivente m anche la madre Rosa Carlucci, tanti ragazzi, tra i cui i compagni di scuola dei due fratellini. Una cerimonia su cui hanno pesato il dolore e la sofferenza di due vite strappate in tenera età. Mentre nella cattedrale si teneva l’omelia, la a sorella dei due fratellini, primogenita di Filippo Pappalardi e Rosa Carlucci si è sentita mancare: è stata soccorsa e fatta sedere su una sedia vicino alla sagrestia. Si è un pò ripresa, ma è stata poi portata fuori. Piangendo a dirotto e urlando i nomi dei figli, Ciccio e Salvatore, Filippo Pappalardi ha, poi, baciato e toccato le bare dei due bambini che vengono trasportate fuori dalla chiesa per essere portate al cimitero. Pappalardi ha pianto per quasi tutta la durata del rito funebre, disperandosi.

La predica del vescovo "Davanti alle bare di Ciccio e Tore è facile dire siamo tutti responsabili. Dobbiamo ripetercelo e non dimenticarlo dopo questo momento. Non voglio strumentalizzare la morte dei fratellini per lanciare anatemi, ma non dobbiamo permettere che la morte di Ciccio e Tore lasci il mondo come si trova". È un altro passo dell’omelia pronunciata da mons.Paciello ai funerali di Ciccio e Tore Pappalardi. "Laggiù - ha affermato - Francesco e Salvatore certamente hanno invocato aiuto, hanno sperato fino alla fine che qualcuno li sentisse. Ma tutti e due, specialmente il più piccolo, Salvatore, morto perchè voleva essere salvatore di fatto del fratello, hanno fatto l’esperienza più dolorosa della solitudine vera, dell’abbandono senza speranza". "Vorrei raccogliere quelle grida, quelle invocazioni - ha proseguito Paciello - e da questa cattedrale farle rimbalzare lì dove si decidono le sorti del nostro Paese e dei nostri paesi. Tanti potenziali Ciccio e Tore, cioè ragazzi che, usciti di casa, corrono rischi e pericoli di cui non sono coscienti, ce ne sono stati e ce ne saranno nelle nostre città". Per il vescovo "ciò che è avvenuto il 5 giugno 2006 e tutti gli altri episodi di cronaca ce hanno riempito gornali e trasmissioni in questi anni sono avvenuti per nostro insegnamento. Devono farci capire - ha detto - in quale baratro si trova il mondo oggi, quanto siamo caduti in basso, non i gravinesi ma la società, la cultura laicista che azzera i valori essenziali della natura umana e legalizza il disvalore della vita e della famiglia, la totale disattenzione ai bambini come soggetti di diritto di nascere e di scegliere".