Il vescovo di Londra: «Fare i turisti non è da cristiani»

Lorenzo Amuso

da Londra

Non ha specificato se sia da considerare un peccato mortale o veniale, ma l’ammonimento di Richard Chartres, vescovo di Londra, non lascia spazio a dubbi: viaggiare per scopi ludici non è cristianamente corretto.
Preoccupato per il surriscaldamento del pianeta, l’alto prelato britannico si è scagliato contro il turismo globalizzato e il proliferare delle compagnie aeree, corresponsabili - ai suoi occhi - del cambiamento climatico. «Il peccato non è confinato ad una lista di errori morali. È vivere una vita ripiegata su se stessa nella quale le persone ignorano le conseguenze delle loro azioni», ammonisce il vescovo, che presto pubblicherà un libro sulle emergenze ambientali dal titolo Treasures on Earth. La Chiesa d’Inghilterra, di cui Chartres è il terzo esponente per anzianità, si conferma sempre più sensibile alla questione ecologica.
Lo stesso Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury, ha sottolineato di recente come «gli uomini prima o poi dovranno rendere conto a Dio del loro rapporto con l’ambiente». Ma mai nessuno si era spinto ad una paternale così severa. «Compiere scelte egoistiche come l’andare in vacanza in aereo, o comperare auto di grossa cilindrata sono sintomi di peccato», sentenzia Chartres, pur riconoscendo che i credenti «non hanno alcun diritto di emanare editti religiosi se per primi non mettono a posto la propria casa». Una rettifica che non ha riparato il prelato dall’accusa di voler trasformare il messaggio evangelico in propaganda politica a favore dei movimenti ambientalisti. Persino irriverente, come nel suo costume, la risposta di Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair: «Il vescovo di Londra ha svuotato le chiese. Probabilmente crede che se la gente non andasse in vacanza tornerebbe ad ascoltare i suoi sermoni».