Un vescovo di Milano «ministro» del Vaticano

Un vescovo ausiliare di Milano si trasferisce nei sacri palazzi vaticani. Salvo sorprese dell’ultima ora, sarà resa nota a mezzogiorno di oggi in Vaticano e nella Curia ambrosiana la nomina di monsignor Francesco Coccopalmerio a presidente del Pontificio consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi, incarico attualmente ricoperto dal cardinale spagnolo Julían Herranz Casado, del clero dell’Opus Dei. Da quasi due anni il porporato ha rassegnato le dimissioni per raggiunti limiti d’età. La scelta del Papa è caduta su Coccopalmerio.
Nato a San Giuliano Milanese nel marzo 1938, ordinato sacerdote nel giugno 1962, Coccopalmerio è stato consacrato vescovo dal cardinale Martini nel 1993 ed è il vicario del cardinale Tettamanzi per la cultura. È attualmente presidente del Consiglio per gli affari giuridici della Conferenza episcopale italiana nonché membro del supremo tribunale della Segnatura apostolica. Prima di dedicarsi al lavoro pastorale come vescovo ausiliare, Coccopalmerio è stato un giurista e ha collaborato negli anni Settanta con l’attuale cardinale arcivescovo di Madrid Rouco Varela e con lo scomparso vescovo di Lugano Eugenio Corecco.
La nomina papale, che dà il via al valzer delle poltrone curiali - nei prossimi mesi cambieranno i responsabili diversi posti chiave della Curia di Benedetto XVI, compreso il Sostituto della Segreteria di Stato - fa dell’ausiliare milanese un candidato alla porpora, anche se probabilmente non già al prossimo concistoro, previsto per giugno. Con l’arrivo a Roma di Coccopalmerio, se oggi le autorevoli indiscrezioni saranno confermate, saranno due gli ambrosiani a capo di «ministeri» della Santa Sede, dato che già il cardinale Attilio Nicora presiede l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica.
La nomina di Coccopalmerio, appoggiata dal nuovo Segretario di Stato Tarcisio Bertone, sta a significare che contrariamente a qualche previsione il Pontificio consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi non è destinato ad essere riassorbito in altri organismi nell’ipotesi di una riforma della Curia romana.