Il vescovo Negri: «Intimidazioni allarmanti»

da Roma

«Dobbiamo guardarci dal trarre conclusioni affrettate e rispettare, invece, il lavoro degli inquirenti ai quali è lasciata la responsabilità di verificare il caso in ogni suo dettaglio». Esprima cautela, nel suo primo commento dopo aver appreso la notizia, il vescovo di San Marino e Montefeltro, monsignore Luigi Negri. Dopo la doverosa cautela, condivisa peraltro dagli ambienti della Conferenza episcopale italiana, il prelato aggiunge però la preoccupazione: «Al di là di questa notizia, che ripeto va verificata prima di essere commentata - spiega il vescovo - non posso non esprimere innanzitutto la mia affettuosa solidarietà a monsignor Bagnasco, presidente della Cei, e la mia preoccupazione per le minacce di cui continua ad essere fatto oggetto».
C’è, a suo avviso, un’emergenza terrorismo?
«Voglio sperare, per quanto riguarda le minacce a Bagnasco, che vi sia molta ostentazione e un po’ di mitomania. Dunque non bisogna mai enfatizzare. Ma certo questi attacchi espliciti ci sono. Rispondo alla domanda dicendo che l’emergenza esiste da decenni ed è l’inevitabile conseguenza di una visione totalitaria e ideologica della vita. La nostra società è debole perché non ha fatto nulla per salvaguardare le identità culturali, manca una vera libertà di cultura e di educazione. Il terrorismo si vince con una vera pluralità di culture che dialogano tra di loro in un clima di autentico rispetto. Mi sembra sia ciò che manca oggi... ».
Che cosa pensa delle recenti manifestazioni che hanno inneggiato al terrorismo e alla morte dei poliziotti?
«La vulnerabilità del nostro sistema nei confronti dei fenomeni eversivi è data dal fatto che, purtroppo, vi sono forze politiche appaiono spesso troppo contigue. Ci sono forze che arrivano a giustificare certe manifestazioni di violenza e che finiscono per condizionare la nostra vita politica».
Come reagire, allora?
«Isolando chi giustifica certi atti, prendendo sempre e comunque le distanze da chi commette violenze. Difendo senza se e senza ma chi è vittima delle minacce».
Perché è la Chiesa a finire nel mirino delle minacce?
«La Chiesa è il vero grande avversario di ogni totalitarismo. I cristiani sono lietamente presenti nella società, costi quel che costi, per dare testimonianza della bellezza di ciò che hanno incontrato. Spero sia definitivamente tramontata, nel mondo cattolico, l’idea che i cristiani debbano essere aperti e dialoganti invece che missionari. Si tratta di una contrapposizione assurda: dialogo e apertura si accompagnano alla missione. Senza missione siamo alla mercè di chi vuole tenerci sotto tiro».