Il vescovo ora fa il sindacalista: «Prodi, cancella la legge Biagi»

Appello del presule di Vittorio Veneto al premier: «Elimini la precarietà nel mondo del lavoro»

nostro inviato

a Caorle (Venezia)

Caro presidente Prodi, devi eliminare «la precarietà occupazionale che la cosiddetta legge Biagi, suo malgrado, ha introdotto nel mercato del lavoro». L'appello non parte dall'ala radicale del centrosinistra né dai sindacati, ma da un vescovo. Monsignor Giuseppe Zenti Il presule di Vittorio Veneto, una diocesi che si estende fino a una trentina di chilometri da Caorle, dove il presidente del Consiglio ha parlato lunedì alla festa della Margherita, e che fu amministrata anche da Albino Luciani, poi Papa.
Monsignor Zenti ha scritto una lettera aperta al premier pubblicata sul settimanale diocesano L'Azione e sul sito della diocesi. L'appello contro il precariato e contro la legge Biagi «è un suggerimento che ha lo spessore di una proposta popolare», scrive il vescovo, in una materia «tanto complessa e difficile». Si parte da «un bisogno vitale e imprescindibile, colto nel vissuto di tante persone: una coppia che ha la volontà di sposarsi deve avere la possibilità di contare su una occupazione stabile e redditizia. Quanto meno per un decennio. Meglio se poi si offre alla sposa che ama la maternità anche l'eventuale opportunità del part time, se lo chiede. Ovviamente stabilità significa continuità e non fissità, e impegno di professionalità».
Ma sposarsi ormai è una corsa a ostacoli e la precarietà sancita dalla legge Biagi mina la famiglia costringendo molti fidanzati a convivere (contrariamente ai precetti della Chiesa) anziché convolare a nozze: «Quando una coppia sta pensando di mettere su famiglia - osserva il vescovo di Vittorio Veneto - se solo si trova davanti lo spettro di una precarietà che alterna mesi di occupazione con altri di attesa, si scoraggia e comincia a imbastire ipotesi alternative che vanno nella direzione del flusso culturale: decide, spesso a malincuore, di convivere, in attesa che gli eventi si evolvano in senso più positivo». «Sulla precarietà ondivaga non si edifica una famiglia che evoca in sé stabilità e precisa identità nella fedeltà», tuona monsignore annotando che «molti genitori, di sani principi, non si rassegnano alla “moda” della convivenza, poiché giustamente vi scorgono una soluzione pasticciata». Se dunque Prodi vuole fare della famiglia «il perno e il volano della politica, come pure dell'economia e della stessa cultura», bisogna eliminare «la precarietà occupazionale che la cosiddetta legge Biagi, suo malgrado, ha introdotto nel mercato del lavoro».