La vestale di Bach e il virtuoso di Rachmaninov

Per quanto strano possa sembrare, a sfogliare il libro della storia dell’interpretazione bachiana dal Novecento ad oggi, limitatamente alla musica per tastiera, si scopre che fra i maggiori interpreti del grande musicista ci sono donne, soprattutto donne, dalla pioniera Wanda Landowska a Tatiana Nikolaeva, a Rosalyn Tureck, giù giù fino alla canadese Angela Hewitt che oggi, per la prima volta è a Roma, alla Iuc. E il curioso dato non sembra tanto facile da spiegare. Pensare che le sofisticate «maschie» architetture contrappuntistiche acquistino calore e vivacità sotto le mani «femminili» di così grandi pianiste, è spiegazione troppo facile e pittoresca per essere presa in considerazione. Non ci resta perciò che prendere semplicemente atto del dato. La Hewitt, la più giovane erede di questa gloriosa generazione di interpreti femminili, ci ha già consegnato alcune preziose e osannate incisioni bachiane, ma nel nome di Bach cominciò la sua carriera internazionale, vincendo a Toronto, patria di Glenn Gould, profeta riconosciuto benché inimitabile di tutti gli interpreti bachiani, il concorso internazionale «Bach», nello storico Anno Europeo della Musica, il 1985, sebbene la sua prima importante affermazione l’abbia avuta in Italia, vincendo, nel 1978, il Viotti di Vercelli. Per la Hewitt, che in queste settimane è impegnata con numerose concerti in Italia, e non tutti bachiani, Bach è certamente un autore di riferimento, ma il suo repertorio spazia da Couperin a Messiaen, passando per Chopin e Ravel. Il concerto romano prevede l’esecuzione integrale del secondo libro del Clavicembalo ben temperato diviso in due parti uguali: i primi sei Preludi e fughe seguiti dalla Fantasia cromatica e fuga (BWV 903), nella prima; da sette a dodici nella seconda, e, a conclusione, il cosiddetto Concerto nello stile italiano (BWV 971), un concerto in piena regola, nei classici tre movimenti, ma per il solo clavicembalo.
Nelle stesse ore, un giovane ma già noto pianista si esibisce per la stagione sinfonica di S. Cecilia, il norvegese Andsnes che sotto la direzione di Antonio Pappano, esegue il Secondo concerto di Rachmaninov ; mentre Pappano chiuderà coi celebri poemi sinfonici Pini di Roma e Feste romane di Respighi.