Vestono all’occidentale, il padre le picchia

Sui corpi delle giovani i segni della violenza del genitore. L’uomo è stato denunciato dalla Polizia ferroviaria di Albenga

Felix Lammardo

da Albenga

Fuggivano dalle violenze e dalle vessazioni di un padre padrone e sono state ritrovate dalla polizia ferroviaria di Albenga. Due sorelle di origine tunisina, di 17 e 19 anni, residenti regolarmente in Italia, non riuscivano più a sopportare le umiliazioni inflitte tra le mura domestiche ed hanno abbandonato la loro abitazione, compiendo un viaggio che da un piccolo paese della provincia di Treviso le ha condotte in territorio savonese. Gli agenti della Polfer in servizio a metà pomeriggio le hanno notate aggirarsi per la stazione ferroviaria di Albenga con atteggiamento spaurito, le hanno avvicinate ed hanno chiesto loro le ragioni del loro stato di agitazione. Le due sorelle hanno preso coraggio ed hanno raccontato la serie di maltrattamenti cui erano sottoposte: non potevano uscire di casa né frequentare amici, ma dovevano soltanto soggiacere alle continue esplosioni d'ira del padre, che le colpiva con calci e schiaffi e le bersagliava con lanci di oggetti di ogni tipo (piatti, scope e chiavi). Le testimonianze della violenza fisica e verbale hanno delineato la figura di un genitore brutale, abituato a comportamenti prevaricatori che avevano il solo scopo di imporre alle figlie una visione «padronale» dell'autorità paterna. L'uomo, di 43 anni, ha avuto la mano pesante soprattutto con la più piccola: sugli arti della ragazzina sono state trovate cicatrici da coltello, mentre sui polpastrelli erano evidenti segni di morsicature. Il genitore stesso aveva denunciato la scomparsa delle figlie, ma ora che è emersa la verità è stato sottoposto dal gip di Treviso alla misura cautelare dell'obbligo di firma due volte al giorno. La tormentata odissea delle due ragazzine ha trovato così un epilogo nell’intervento del personale del Compartimento Polizia Ferroviaria della Liguria che, sotto la direzione del dottor Salvatore Genova, ha immediatamente esercitato i poteri previsti dalla legge collocando le adolescenti in un luogo sicuro, in attesa di provvedere in modo definitivo alla loro protezione. Le giovani fuggitive infatti sono state trasferite presso una casa di accoglienza per ricominciare un percorso di recupero psicologico, lontane dal padre padrone. Si trovano ancora sotto schock ma le loro condizioni di salute ora, finalmente, sono buone. «C'è da augurarsi che le due sorelle si siano definitivamente lasciate alle spalle il lungo calvario di dolore e sofferenza patito nella ricerca di una emancipazione negata che, purtroppo, è potuta arrivare soltanto con la fuga, per via giudiziaria, con l'intervento della Polizia e della magistratura» dice Giuseppe Di Nardo, funzionario del Compartimento Polizia Ferroviaria della Liguria. Un caso drammatico, ma purtroppo non isolato visto che solo nei primi sei mesi di quest'anno sono 711 i minori scappati di casa che sono stati rintracciati dalla Polfer. Come gli altri, anche questa è stata una vicenda molto delicata che ha richiesto la massima protezione della dignità dei soggetti coinvolti. La polizia ferroviaria, con tutto il tatto che le circostanze richiedevano, ha raccolto una dettagliatissima querela con l'elencazione delle crudeltà patite dalle due sorelle maghrebine. Le contestazioni mosse nei confronti del padre brutale sono molto gravi: l'ordinanza, immediatamente notificata giovedì scorso dagli inquirenti, contesta i delitti di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate contro prossimi congiunti. Il padre dovrà presentarsi due volte al giorno a firmare al Commissariato della località veneta in cui risiede e smettere di proseguire nella «caccia» alle due figlie.