Veterani da Festival e volti (troppo) nuovi

Nell’ultimo anno alla guida Mostra di Venezia, Marco Müller autocelebra il settantacinquennale della medesima per bilanciare le autocelebrazioni per la sessantesima edizione del Festival di Cannes. Nata nel 1932, a opera del conte Giuseppe Volpi, la Mostra ha infatti la primogenitura sui festival, ma non settantacinque edizioni: ha solo settantacinque anni. Le edizioni, con questa, sono sessantaquattro: invasioni e agitazioni impedirono le altre.
Pur guidata da un produttore, la Mostra di Venezia, non ha potuto produrre un film collettivo a sua gloria, come invece ha fatto Gilles Jacob a nome dell'ultimo Festival di Cannes. Müller risponde con un pugno di registi affermati in giuria, la cui presidenza spetta a Zhang Yimou. Chapeau.
Se questa è realtà, c'è un sogno che la Mostra ha coltivato a lungo: che Woody Allen accettasse il concorso con The Cassandra's Dream («Il sogno di Cassandra»). Vana ogni lusinga: il regista americano resta fuori concorso.
Concorreranno invece vari veterani da festival, dopo l'apertura il 29 agosto con Atonement («Espiazione») di Joe Wright: Wes Anderson con The Darjelling Limited («Capolinea Darjelling»), storia di un viaggio in treno di tre fratelli americani in India; Ang Lee con Lust, Caution («Attenzione, lussuria»); Kenneth Branagh con Sleuth («Investigatore»); Brian De Palma con Redacted («Redatto»); Peter Greenaway con Nightwatching («Guardia notturna»); Todd Haynes con I'm not there («Io non ci sono»); It's a Free World di Ken Loach («È un mondo libero»); 12 di Nikita Mikhalkov (rifacimento di La parola ai giurati su sfondo ceceno); Les amours d'Astrée et Céladon di Eric Rohmer.
Meno adusi ai festival, ma già collaudati, sono Paul Haggis di In the Valley of Elah, che sfiora la guerra irachena con la vicenda di un disertore americano; Jiang Wen di The Sun Also Rises («Il sole sorge ancora»), Abdellatif Khecicé di La graine et le mulet («Il chicco e la macina»). L'Italia partecipa alla caccia al leone con film di registi noti ancora solo ai parenti, o quasi: Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi; L'ora di punta di Vincenzo Marra, Il dolce e l'amaro di Andrea Porporati. Invece Hotel Meina - scritto da Pasquale Squitieri e diretto da Carlo Lizzani sulla strage del 1943, oggetto di infinite polemiche - sarà fuori concorso, come La fille coupée en deux («La ragazza tagliata in due») di Claude Chabrol e il Cristovao Colombo. O enigma di Manoel de Oliveira.
In quota divi, che ai festival fanno più ombra che luce ai film, anche ai loro, Brad Pitt interpreta The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford di Andrew Dominick, e George Clooney recita in Michael Clayton di Tony Gilroy. Entrambi concorrono: è un bene, perché il cinema industriale di qualità va incoraggiato coi premi, non il cinema artigianale di nicchia, che - premi o no - quasi nessuno vedrà.