Veterinari come pediatri "Se adottate Fido allevatelo come un bimbo"

<div>Al via una campagna per insegnare come crescere i cuccioli in modo corretto: "Attenti anche al rapporto psicologico"</div>

Il «pediatrario». Ci sia consentito il conio di un neologismo per una nuova figura in camice bianco: il veterinario-pediatra, che si svela in questo 2012 allo scoccare del «Mese del cucciolo», l’iniziativa promossa che durerà fino al 15 febbraio, cui hanno aderito 2800 strutture veterinarie in Italia. Che a Natale voli la cicogna è storia vecchia, ma che la cicogna porti «bambinelli» pelosi è un avvenimento accaduto lo scorso dicembre quando, sotto l’albero degli italiani, sono arrivati ben trentamila cuccioli di cani e gatti. Attesi come sull’arca di Noè e non per salvare le loro speci, ma il genere umano, affetto da carenza di contatto con mamma natura. Il piccolo labrador, testimonial della campagna, ha emesso il suo «bau» d’assenso sul concetto.
«In ambulatorio non entrano neoproprietari di cagnolini e gattini, ma “neoadottanti” - ha detto Carla Bernasconi, vicepresidente della Federazione nazionale ordini veterinari - per non dire «genitori», perché il rapporto tra uomo e animale domestico si colora di sfumature affettive che s’avvicinano a quelle tra genitore e figlio». Sul lettino, su cui Fido e Silvestro tremano esattamente come un bambino, non si eseguono più solo visite corredate di consigli nutrizionali, ma avvengono veri e propri colloqui su come allevare un «piccolo», la cui salute dipende anche dal modello educativo e comportamentale che viene a lui impartito fin dal primo anno. Sia per il benessere del quattrozampe ma soprattutto per la felicità del suo compagno a due gambe.
Coccole e paroline dolci fanno bene a entrambi, tanto che secondo Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari «l’Italia è balzata in pole position tra i paesi europei con più animali in casa. Contiamo sette milioni di cani, sette milioni di gatti e ben ventidue milioni di pesci, i più presenti nei salotti del Belpaese». Aprire non solo i due, ma anche il terzo occhio dei «neoadottanti» sulla psicologia di questi piccoli è lo scopo del «Mese del cucciolo», indetto dalla Purina, «nota per un suo antico rappresentante - ha confessato sorridendo Melosi - che interveniva ai nostri congressi mangiando biscotti per cani e felini».

È stato consegnato un kit ai 2800 ambulatori, che contiene un’assicurazione gratuita valida per i primi nove mesi del cucciolo in caso di infortunio e incidente, un prodotto per la prima volta a base di colostro di latte materno e una guida allo svezzamento. Le moderne ricerche sul cibo hanno permesso in questi ultimi trent’anni di eliminare malattie tipiche della crescita come il rachitismo. «A tutti i miniquattrozampe che aderiscono all’iniziativa verrà applicato il microchip - ha aggiunto Ilenia Ruggieri di Purina- per impedire al neoadottante d’essere ingrato. Entrati in casa a Natale, i cuccioli non devono essere presi come giocattoli da abbandonare tra qualche mese».
Per l’iniziativa l’Ipsos ha eseguito una particolare ricerca. Alcuni dati che colpiscono. Sul rapporto con il caro «pediatrario» l’Italia si divide in tre zone nette. Il maggior frequentatore di ambulatori veterinari è il Sud del Paese con una media di 4-5 visite all’anno. Segue il Centro con 2-3 visite. Il Nord scende a una sola visita annuale. «Una nota - ha concluso Melosi -. Noi possiamo consigliare il tipo d’animale consono a una persona. Oggi la pubblicità ci crea problemi, perché inculca le mode. Arriviamo al paradosso d’accogliere la vecchietta che si è presa un pitbull perché è trendy, ma per lei è ingestibile». Sulla scia luminosa di questa evoluzione ci auguriamo che sia prossimo uno studio sulla differenza tra il rapporto dell’uomo col cane e col gatto. L’affetto è per entrambi, ma l’affinità elettiva è con uno dei due. Perché non riconoscerlo?