«Una vetrina per gli affari»

Con un cognome che profuma d’italiano per le strane assonanze che a volte si creano con la lingua giapponese, Tadao Amano è un «aficionado» del Salone del Mobile. Si occupa di installazioni ed è qui per coordinare i lavori di un’azienda tecnologica del Sol Levante. «È vero: Milano è sempre la capitale del design, però l’organizzazione non è delle migliori. Abbiamo impiegato mezza giornata per ottenere una presa elettrica nel nostro stand: c’è bisogno di una gestione più snella dell’evento». Tanti suoi connazionali, macchina fotografica al collo, hanno scarpinato per ore tra un’esposizione e l’altra: «Il Salone rimane una buona vetrina e si concludono discreti affari: è innegabile», commenta. Poi, serio, torna subito al suo lavoro.