In vetrina i protagonisti della nuova danza

Domani e sabato in scena lo spettacolo «I topi» della Lucenti Domenica sarà la volta di «Bi-Lux» di Vidach e Prati

Seconda settimana per il Festival della Danza al Teatro Palladium Università Roma Tre, rassegna curata da Francesca Manica e Ada D’Adamo interamente dedicata alla scena contemporanea italiana. Domani e sabato la compagnia Balletto Civile interpreterà I topi, coreografia di Michela Lucenti; domenica sarà la volta di Bi-Lux, lavoro di Ariella Vidach e Claudio Prati.
I topi nasce all'interno di «Cantiere West» ideato da Alessandro Berti e Michela Lucenti, un percorso in tre capitoli (Bar West, I topi, Post it) su un tema comune (uno sguardo sulla nostra infuocata società occidentale in termini quasi fantascientifici), declinato in più linguaggi, animato da interpreti che sono di volta in volta attori, musicisti, danzatori. Balletto Civile, formazione capitanata da Michela Lucenti, danzatrice e coreografa, torna a coltivare la sua danza nella ricchezza delle relazioni, il movimento come intenzione, il canto come rituale radicale.
Domenica in scena Bi-Lux di Ariella Vidach e Claudio Prati con Alessio Arnaldi, Anna Kolesarova, Stefania Trivellin e la stessa Vidach. Il colore e la luce sono i temi attorno ai quali si sviluppa questa produzione, partendo da una riflessione che attinge dalle principali teorie sul colore e sulla luce come rappresentazione dello spazio. I danzatori si muovono in una scena mobile in quanto rilevata da più telecamere, scena che offre più prospettive all’occhio dello spettatore, obbligandolo a scegliere ogni volta il suo punto di osservazione.
La performance si avvale di un sistema di cattura del movimento che rileva il colore come un semplice comunicatore di dati, permettendo al danzatore di attivare file audio ed elaborare la colonna sonora dello spettacolo in tempo reale. I suoni, infatti, sono posti in relazione alla parte visiva e sono strettamente correlati al dinamismo dei movimenti e alla velocità delle immagini visualizzate. In scena prende vita un universo di contrasti arricchito dalle immagini dei corpi in movimento, in equilibrio tra linee grafiche, gesti, apparizioni e sparizioni. Autrice singolare con un background interamente americano che prende le mosse dal contact-improvisation di Steve Paxton e dalla danza astratta di Trisha Brown, la Vidach ha sviluppato in questi anni una specificità che consiste nella compenetrazione delle nuove tecnologie digitali sul tessuto coreografico.