In vetta al Kilimanjaro con una gamba sola

Il suo nome è Roberto Bruzzone, 29 anni, nato ad Ovada, due grandi passioni, lo sport e la natura, e una caratteristica che potrebbe stupire solo chi non lo conosce: la protesi ad una gamba. Già perché Roberto di questo non ha più voglia di parlare, lui è andato oltre, il suo sguardo è rivolto al futuro e con questo suo modo di pensare è stato capace di affrontare avventure inimmaginabili per molti che di gambe ne hanno due.
È appena tornato dalla sua ultima impresa, l'ascesa del Kilimanjaro (il vulcano più alto dell'Africa 5895 m), conclusa in tempi da record del mondo e passando per la via più impervia chiamata Umbwe: «Il fatto che l'Umbwe fosse la via più difficoltosa lo sapevo, ma non ero a conoscenza del fatto che non venisse praticata da nessuno, questo mi è stato detto sul posto da un giornalista dell'Africa United. Il record infatti è stato proprio quello di passare per questa via e oltretutto farlo in tre tappe, passando dalla seconda alla quarta in un solo giorno e senza portatori, siamo saliti con 20 chili di zaino sulle spalle». Roberto parla al plurale perché nell'impresa non era solo, con lui in queste avventure c'è sempre Alessio Alfier, il suo allenatore con il quale si prepara esercitandosi tre-quattro ore per sei giorni la settimana per fare le traversate e con ore di pesi e uscite in montagna per l'adattamento all'alta quota, quando fa le scalate. Sì, perché Roberto e Alessio si conoscono da tempo e collaborano da tre anni, insieme hanno conquistato la vetta del Gran Paradiso due volte (la prima in due giorni e la seconda per l'allenamento al Kilimanjaro in quattro ore e mezza) e si sono spinti fino a Santiago di Compostela, compiendo una traversata della Spagna partendo dalla Francia (Pirenei), 781 Km percorsi in soli 26 giorni. Ma non basta, prima di partire per la famosa vetta africana hanno trascorso quattro giorni sulle Alpi, nel Comprensorio della Grivola, coprendo 6500 m di dislivello.
A sentire questi traguardi sembra proprio che per Roberto le parole fatica e impedimenti non esistano: «Quando inizio un'impresa e incontro delle difficoltà - racconta Roberto- penso che ho passato di peggio, la decisione più importante che ho preso nella mia vita è stata quella di tagliare la gamba dopo l'incidente, ora il “non ce la faccio“ per me non è più contemplato». Con questo spirito e questa forza d'animo ha affrontato anche i momenti più duri nell'ascesa del Kilimanjaro : «Da quando eravamo alle “falde del Kilimanjaro“, cioè a 1600 m di altitudine, fino ad arrivare alla vetta, abbiamo sopportato un'escursione termica molto forte, dai più 35 ai meno 20 gradi, quando sono arrivato alla vetta mi si è addirittura ghiacciata la protesi. Le condizioni metereologiche sono state fra le peggiori che potessimo incontrare, quattro giorni di pioggia e neve. Mangiavano pochissimo perché avevamo deciso si salire senza portatori e con uno zaino di 20 kg sulle spalle, era impensabile aumentare la quantità di cibo perché avrebbe costituito un carico ulteriore. Il momento peggiore però è stato quando sono arrivato intorno ai 5400 metri di altitudine, faceva davvero freddo, era notte e sembrava di non arrivare mai» e invece Roberto ce l'ha fatta e sembra dimenticare la fatica quando parla del paesaggio «Salendo abbiamo incontrato quattro scenari davvero suggestivi - la foresta, la brughiera, il deserto d'alta quota e il ghiacciaio-, ma arrivare sulla vetta e guardarsi attorno è una sensazione indescrivibile».
Ascoltando Roberto si rimane rapiti dai suoi racconti, sembra di percepire che c'è qualcosa di più della passione per lo sport e la natura che lo spinge a compiere queste imprese: «È la voglia di mettermi in gioco - spiega - e di costruirmi un nome che sia di esempio a chi ha una disabilità, mentre salivo ho visto molte persone normodotate rimanere indietro e non tentare nemmeno la via più difficile, il 60 per cento infatti non arriva sulla vetta per problemi di clima e di adattamento alla quota. Questo significa che con un problema fisico come il mio non solo si può fare tutto ciò che fanno quelli che non ce l'hanno, ma anche di più».
Un altro traguardo che vuole raggiungere Roberto infatti è quello di insegnare alle persone, soprattutto a quelle disabili, la disciplina del trekking, per questo ha dato vita ad un'associazione (per informazioni visitare il sito www.robydamatti.it dal primo di ottobre in una nuova versione curata da Robert Bavazzano) che si chiama Naturabile: «Vorrei aiutare chi ha un handicap a scendere dal letto, io in passato ho deciso di reagire e in quattro anni sono riuscito a fare molto, grazie anche agli sponsor che mi hanno appoggiato e che vorrei ringraziare (BV Sport Verona, M Adesivi di Mortara Alessandro (AL), Scabeccio Ristorante (GE), Caffè Torino di Ovada, Foto Ottica Benzi di Ovada, Vital di Ovada e grazie alla collaborazione dei Servizi Sociali e la A.C.O. di Ovada)». E parlando di imprese viene da chiedersi se abbia già pensato a qualcosa per il futuro: «Ho in mente di fare una traversata importante» confida, ma non vuole aggiungere altro.
A Roberto piace sorprendere e a quanto pare gli riesce bene.