Vezzali: «Un oro per noi mamme. Nulla ci ferma»

Quattro mesi fa nasceva Pietro: «Sono più felice che ai Giochi: lo capirà anche mio figlio quando mi rivedrà»

nostro inviato a Lipsia
Non c’è calendario per questa festa della mamma, non c’è gioia più intensa per un cuore d’atleta. Dolce è la notte tedesca di Valentina Vezzali, dolce come una cantilena per Pietro. Pietro è il suo bambino, nato appena quattro mesi fa. E su questo Pietro, Valentina ha fondato l’ultima strepitosa storia della sua vita sportiva. Di nuovo campione del mondo, quarto titolo della serie nella specialità sua, che è il fioretto. Specialità e ragione di vita. Dono del talento e del carattere. Cuore di tigre trasformato in cuore di mamma. Di nuovo l’urlo, stavolta quasi strozzato dalla fatica, dietro la maschera si sono nascosti due grandi occhi strabuzzati, un viso segnato dalla tensione e consumato dallo stress. Fisico prosciugato, Valentina ha chiesto tutto a se stessa come quando una madre dà alla luce il proprio figlio.
Ecco il bello di quest’oro. Valentina che infila l’ultima stoccata, quella del vivere o morire sul petto della tedesca Mueller, eppoi si lascia sopraffare dal mondo che le sta intorno, compagni, compagne e tecnici, si stende su quella lunga pedana che avrà per sempre qualcosa d’incantato, e grida davanti al vociante e rumoroso pubblico, che nella splendida Arena di Lipsia aveva fatto tifo da stadio per la beniamina sua: «Questa medaglia vale per tutte le mamme del mondo! Il figlio non è un impedimento, si può fare qualunque cosa. Il figlio è grande gioia. Il figlio è amore. E con i figli si possono realizzare i sogni».
Sogno che scavalca la sua storia («Una vittoria più bella di quella olimpica»), racconto di una favola cominciata in giugno, susseguirsi di sensazioni e tensioni, Valentina che ci riprova, ma non sa a quale orizzonte credere. Ha creduto nella sua preparatrice atletica, nel medico che le ha studiato la dieta, nel maestro e nella sua insaziabile voglia di vincere. «Questa è la prima vittoria da mamma, ed è la medaglia più inattesa. Non sapevo a cosa sarei andata incontro, avevo solo voglia di sentirmi il sorriso sulle labbra e riprendere a fare quello che mi piace».
Alle otto della sera del 9 ottobre, Valentina si è trovata ad acchiappare l’attimo fuggente. Per dire sì, ce l’ho fatta. Ha condotto sfida ad inseguimento con questa tedesca, neppur molto più giovane di lei (28 anni contro 31), ma almeno più allenata, più abituata a combattere seguendo le nuove regole che la Vezzali non aveva ancora provato dal vivo: tempo di reazione più lento, necessità di colpire più preciso e di infilare il fioretto sul petto con più forza. Il mondiale era la prima gara del «post mamam»: il 27 giugno aveva ricominciato gli allenamenti, il 27 agosto il primo raduno collegiale. La Mueller l’ha fatta sudare e soffrire: a 49 secondi dalla fine Valentina si è vista persa, sotto di due stoccate, a 37 secondi dal termine ha ritrovato la parità. Sul 10-10 decideva il colpo unico, mentre il ct Magro dall’angolo urlava a squarciagola in quell’inferno di eccitazione: «Attenta, la tedesca ha priorità di attaccare!». E lei non capiva, convinta di aver la priorità dalla sua. Confusione organizzativa e dei giudici che poteva costarle l’oro, se la mano guidata chissà da chi («Mio papà e il maestro Triccoli che stanno in cielo») non le avesse ispirato lo spiraglio giusto.
La Vezzali è ripartita dalle qualificazioni del giorno prima, ieri ha steso avversaria dopo avversaria, cominciando a soffrire solo in semifinale contro l’ungherese Knapek, una che ama il fascino del maschio italiano ma che, con le donne, usa altre armi. L’ungherese ha messo fine al bel mondiale di Elisa Di Francisca, figlia della scuola di Jesi e fisico di cilindrata super (la Granbassi, altra bella della compagnia, ha sbattuto contro la cinese Zhang nei sedicesimi), eppoi ha tenuto Valentina in equilibrio instabile per due terzi della sfida, persa 9-7. Per questa impresa ci voleva cuore di campione, prima ancora che cuore di mamma. Valentina se lo è detto con semplicità. «Si vede che dentro ho qualcosa. Volevo festeggiare i quattro mesi di Pietro: gli porterò un regalo che gli piacerà. La qualità vale più della quantità e il mio bimbo un giorno mi dirà che ho fatto bene, anche se in questi giorni non ero accanto a lui. Ora rivedrà una mamma davvero felice». La mamma sua ovvero la mamma di tutti i mondiali.