Ma vi piace la nuova voce di Tom Cruise?

Michele Anselmi

Non sarà proprio un dilemma, ma la domanda è lecita. Come vi piace di più Tom Cruise: con la voce «storica», morbida e rotonda, di Roberto Chevalier o con quella nuovissima, ruspante e giovanile, di Riccardo Rossi? Già, perché in La guerra dei mondi, il capriccioso divo quarantaduenne parla, dopo tanti film di successo, con una voce diversa. Capita ogni tanto nell'Italia del doppiaggio, e non è sempre vero che il pubblico non ci faccia caso. Del resto, da sempre restii a vedere i film in lingua originale con i sottotitoli, noi italiani abbiamo volentieri fatto coincidere il volto della star con la voce del «suo» doppiatore. Sicché Woody Allen suona inscindibile da Oreste Lionello, Al Pacino da Giancarlo Giannini, Mel Gibson da Claudio Sorrentino; per non dire di Sean Connery e Robert De Niro, che non sono più stati gli stessi, alle nostre orecchie, dopo la morte di Pino Locchi e Ferruccio Amendola.
Anche Tom Cruise, in Italia, sembrava vocalmente far coppia fissa con Chevalier. Un sodalizio antico (interrotto solo per Eyes Wide Shut, Kubrick impose l'attore teatrale Massimo Popolizio), addirittura consacrato da un pubblico incontro al festival di Taormina con reciproci complimenti. Tutto archiviato. Dopo L'ultimo samurai e Collateral la star avrebbe deciso: «Cambio voce per l'Italia». Raccontano alla Uip che sia stato lo stesso Cruise a indicare Roberto Rossi per La guerra dei mondi, selezionandolo sulla base di alcuni provini inviati in America. Si può capire il dispiacere di Chevalier, il quale, offeso da quello che considera uno «scippo», ha minacciato addirittura boicottaggi e raccolte di firme. Non lo faccia, anche perché, di fronte al fragoroso incedere di La guerra dei mondi, è possibile che in pochissimi prestino attenzione al trapianto vocale; se invece accadesse, be', «la guerra delle voci» sarà comunque meno catastrofica.