Vi raccontiamo il film che incastra Pennisi

Il «Giornale» ha visto le immagini girate il 15 ottobre quando in via
Croce Rossa l’ex presidente dell’Urbanistica intasca dall’imprenditore
il denaro della prima tranche. Intanto la delibera passa

Il timer della videocamera segna le 14.10 del 15 ottobre scorso nel momento in cui nell’inquadratura appaiono un uomo dalla chioma bionda, con un leggero paltò tre quarti blu, e una bella signora anch’essa bionda. L’uomo è Milko Pennisi, e nel momento in cui - senza saperlo - viene inquadrato dalla videocamera è ancora consigliere comunale a Milano nonché presidente della Commissione Urbanistica. La donna è Silvana Rezzani, la sua segretaria. È una limpida giornata di sole. La scena si svolge in un punto inconfondibile di Milano: via Croce Rossa, il breve tratto pedonale che congiunge via Manzoni a via dei Giardini, chiuso sul fondo dal massiccio monumento a Sandro Pertini. Pennisi è al telefono, vede l'interlocutore venirgli incontro, lo saluta con la mano facendogli segno di aspettare un secondo.
Scene da una tangente. Il filmato si potrebbe chiamare così. Una copia è in mano agli inquirenti, consegnata da Mario Basso: l’imprenditore bresciano, legato al mondo del re del gossip Fabrizio Corona, che si è presentato armato di microcamera all’incontro con Pennisi. L’altra copia, incredibilmente dimenticata da Basso nella memoria della microcamera, ce l’ha Fabrizio “Bicio” Pensa, il fotoreporter che ha prestato l’attrezzatura a Basso. Il 27 ottobre, dodici giorni dopo la consegna della mazzetta, Pensa parte per il Perù. E qui scopre nella memoria il filmato-choc. Non denuncia nessuno e non ricatta nessuno. In sostanza, si fa gli affari suoi. Ma lo conserva, e lo fa vedere ieri al Giornale solo per chiarire, una volta di più, di non avere mai ricattato nessuno. «E se Basso dice di avere ricevuto richieste di soldi da me, dice balle e io lo querelo».
Eccolo, dunque, il filmato. Che grazie alla data elettronica permette di datare esattamente il versamento della prima tranche. Non in novembre - come era stato scritto nei primi giorni dopo l’arresto di Pennisi - a ridosso del «permesso a costruire» definitivo rilasciato a Basso per l’area di via Broglio, alla Bovisa, che tanto stava a cuore all’imprenditore. Ma più di un mese prima, il 15 ottobre. Anzi, se le date e l’orario indicate dalla memoria della videocamera sono esatte - e non c’è motivo di dubitarne - quel giorno il pagamento avviene praticamente in contemporanea con la prima delibera a favore di Basso. Alle 14,10 Pennisi intasca la stecca e torna verso piazza Scala. Qui, a Palazzo Marino, alle 14,30 si riunisce la commissione Urbanistica che, sotto la presidenza di Pennisi, dà l’okay al progetto edilizio di via Broglio.
Nel filmato si vede chiaramente il pacchetto di Marlboro light che contiene le banconote, infilato in un raccoglitore trasparente che passa dalle mani di Basso a quelle di Milko Pennisi. La consegna avviene senza convenevoli, appena Pennisi e Basso - dopo che il consigliere comunale ha finito la telefonata - si avvicinano: è un attimo, un lampo. Nulla aiuta a capire se quella che sta avvenendo in quel momento sia un’estorsione - come racconta Basso - o una gentile offerta, come afferma Pennisi. Ma c’è quella data, 15 ottobre, che dice che passeranno ben quattro mesi prima che l’imprenditore, che fino a quel momento ha tenuto il video nel cassetto, si decida a rivolgersi alla Procura e di attirare Pennisi in trappola con la consegna della seconda tranche. E poi ci sono le telefonate, incise sullo stesso nastro, che si scambiano Mario Basso e la segretaria di Pennisi nella mattinata di quel 15 ottobre, mentre il costruttore scende in auto da Ponte di Legno verso Milano. Conversazioni distese, dove il tono di Basso non sembra quello della vittima, e anzi insiste per incontrare Pennisi, «tanto sono già per strada». Ma è possibile che questo significhi poco.