Vi racconto la beffa dei falsi versi d’autore

Una ragazza risponde a una casa editrice che seleziona opere inedite. Manda 30 testi di cantanti e poeti dicendo che sono opera sua. Dopo pochi mesi la risposta: «Il suo lavoro ci ha ben impressionato»

Casa editrice Il Filo. Al telefono della sede di Viterbo rispondono voci vellutate e flautate. Incredibile. Provate a chiamare i «grossi» editori, se non ci credete. Vi sbrigheranno in pochi minuti. Se poi siete un autore inedito, all’esordio, allora è una Linea Maginot, un tappeto di «cavalli di Frisia». E se mandate un manoscritto, è come spedirlo all’inceneritore. Al «Filo» invece sono gentilissimi. Non solo non cercano di sottrarsi, ma s’intrattengono con lo sconosciuto. Non basta. Sono proprio loro che vengono a cercarvi. Acquistano spazi pubblicitari sulle pagine di giornali di tutto rispetto, il Corriere della Sera e Repubblica e Il Sole 24Ore e anche sui quotidiani gratuiti. Gli annunci recitano «Scrittori emergenti». Bello grosso. E poi, te lo dicono chiaro: «La casa editrice Il Filo seleziona opere letterarie inedite per la pubblicazione». Tu, autore emergente ma inedito, vuoi essere scelto? Manda il tuo materiale. Un romanzo di 400 pagine va benissimo, anche 600, non ci sono limiti massimi, ma solo limiti minimi (non meno di 40 pagine per la prosa, non meno di 30 poesie). Così ha fatto una nostra amica, Monica, l’anno scorso. Ha mandato 30 poesie. Le hanno risposto subito, via e-mail. «Gentile autrice, qualora l’opera risulti selezionata dal nostro comitato di lettura, Le invieremo una proposta editoriale entro il 29 febbraio 2008. Qualora non ricevesse nostra comunicazione entro la suddetta data può considerare la Sua opera non selezionata». La nostra amica era un po’ sulle spine. Finché, all’inizio di gennaio, le è arrivato a casa un plico. L’editore esordiva: «Oggetto: Selezione Opere Letterarie. Gentile ecc., Le scriviamo dopo aver letto con interesse la Sua Opera, che ha inviato in esame alla nostra casa editrice e che ci ha ben impressionato. Di qui la convinzione che il Suo lavoro sia pronto ad entrare nel nostro progetto di pubblicazione e lancio di nuovi autori. In allegato troverà il contratto di edizione che desideriamo proporLe (...)» La lettera proseguiva con espressioni come: «nuove realtà letterarie», «scommessa editoriale», «efficacia, trasparenza, stretta collaborazione» e «correttezza». Tutta musica per le orecchie di chiunque abbia mai affrontato i centralini degli editori.
Poi la lettera spiegava che lei, Monica, doveva pagare. E infatti, nell’allegato Accordo di Edizione, già firmato dall’editore Il Filo, si dice: «Siamo pronti a pubblicare la Sua Opera all’interno della collana “Nuove Voci” qualora possa fare acquistare, o acquistare direttamente, presso la nostra casa editrice n. 150 copie del Suo libro, al prezzo di copertina di Euro 12,00». Dunque, 1.800 euro, anche a rate, tre o dieci, e il libro uscirà a quattro mesi dal saldo.
Solo a questo punto Monica si è resa conto di avere a che fare con un editore a pagamento. Che però in cambio le promette servizi letterari e promozionali. Presentazione in una trasmissione radiofonica (una piccola radio, per la verità, legata al «Filo». Il programma si chiama La luna e i falò). Pubblicità nel sito della casa editrice. Promozione all’interno della rivista Nuove Voci, sempre di casa. Poi, in un opuscolo che illustra le strategie editoriali del «Filo», la matassa comincia un po’ a imbrogliarsi. Molte voci della cultura vengono citate come testimonial, da Alda Merini, presidente onorario, a Alberto Bevilacqua, Andrea De Carlo, Luciano De Crescenzo, Dario Fo, Giorgio Forattini, Maurizio Maggiani, Mario Monicelli, Aldo Busi e via dicendo. Ma non è chiaro che cosa abbiano fatto a parte essere intervistati sulla rivista. La casa editrice dice che grazie a un intenso lavoro di promozione «è riuscita ad arginare le difficoltà legate alla distribuzione tradizionale». Ammette che la prima tiratura sarà bassa (non dice quanto). Che la distribuzione la farà il Gruppo Mursia (confermano, ma è una distribuzione su richiesta). Che si partecipa a premi, come «Il Litorale», «Il Giunco», il «Città di Arona» o il «Terme di Spezzano». E se non si vince, ci sarà almeno un piazzamento, una menzione speciale. Poi, nell’opuscolo, appaiono una ventina di struggenti testimonianze scritte di autori pubblicati dal «Filo». Non uno che ammetta di aver sborsato un centesimo.
Infine, va detto che Monica è una birichina e non pagherà e non pubblicherà, perché la Sua Opera che ha «tanto bene impressionato» è una collezione di trenta testi, tutti già strapubblicati e straediti. Ha mandato una poesia di Bukowski, una di Rabindranath Tagore, un pezzo di Kahlil Gibran, un passaggio dell’Ecclesiaste, in ossequio al principio di mescolanza tra cultura alta e bassa, i versi di Una manciata di miracoli, di Franco Califano e quelli di Ti scatterò una foto di Tiziano Ferro. Emily Dickinson e Orietta Berti. Ha cambiato solo i titoli.
Così chiamiamo Il Filo. Il direttore editoriale Giuseppe Lastaria, non c’è. Parliamo con il dott. Silvio Scorsi, responsabile dei comitati di lettura. Ci spiega che i testi sono selezionati con scrupolo da lettori qualificati. Che stanno attenti. Che nel momento in cui fanno una proposta editoriale è perché il testo ha delle qualità letterarie, o perlomeno l’autore promette bene. Gli chiediamo: «Supponga che uno le mandi un capitolo di Guerra e pace e che gli venga proposto un contratto di pubblicazione a pagamento...». «Be’ sarebbe davvero imbarazzante», risponde.
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