Vi racconto il mio Dottor Mike

Ricordo il primo incontro, nel 1978: Mike, Silvio Berlusconi e io. Eravamo al Club 44, un bel ristorante di Milano, dietro piazza San Babila. Silvio aveva voluto incontrare Mike per convincerlo a lavorare per noi lasciando la Rai. «Noi» non eravamo niente, la Rai era tutto. E Mike già allora era il più grande.
Sembrava un'impresa impossibile. E in effetti Mike da principio sembrava deciso a rifiutare. Vedeva che da noi c'era qualcosa di speciale, capiva che Berlusconi era l'homo novus della televisione, ma aveva anche trattative aperte con altri, se non sbaglio con la Spe di Oscar Maestro. Tergiversava. Ma Silvio lo marcò stretto, e alla fine riuscì a spuntarla.
Mike ebbe un grande coraggio ad accettare, ma non sbagliò. È stato il primo grande artista che ha messo in gioco la propria credibilità scommettendo sul futuro della televisione commerciale. E il suo arrivo nel nuovo mondo delle reti private diede credibilità a tutto il sistema, che altrimenti sarebbe rimasto legato a programmi genuini, innovativi ma caserecci. Dopo Mike, molti decisero di seguire quella strada. Berlusconi ingaggiò anche Corrado, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Non furono scelti a caso. Il Cavaliere voleva proprio loro, era convinto che fossero lo specchio del Paese in cui la nuova tv doveva e poteva sfondare. Erano, diceva, «nella pancia degli italiani».
Non è stato un caso che sia stato proprio Mike Bongiorno a fare da apripista. Le sue radici americane, il Paese del mercato e della concorrenza, gli permettevano di capire prima di altri l'importanza e il ruolo che la televisione commerciale avrebbe ricoperto negli anni a venire. Mike con il suo linguaggio unico, i suoi quiz serissimi e allegrissimi, in 53 anni di attività televisiva (Lascia o raddoppia è del 1955), 30 dei quali ormai sulle reti Mediaset, ci ha accompagnato nello scorrere della nostra vita e ci ha aiutato a guardare al futuro con ottimismo. Lo ha fatto senza impancarsi a maestro, con il suo stile diretto, con garbo, ironia e forse voluta autoironia (ma questo non lo sapremo mai...). E con una dote in più che pochissimi hanno, quella di saper parlare e unire persone di generazioni diverse.
Su questa capacità di Mike, ricordo come mia madre, anziana casalinga, e mia figlia, liceale di 18 anni, seguissero tutte le settimane il quiz Superflash: Mike era l'unico che riusciva a tenere, almeno per una sera, nonna e nipote a guardare la stessa trasmissione. Insomma, chi più di Mike Bongiorno merita in Italia una laurea in Comunicazione?
Fedele Confalonieri