Vi racconto il Montanelli star della Tv

Carlo Freccero presenterà oggi a Milano, con una conferenza stampa, il programma Montanelli Tv di Raisat premium. Otto puntate di un’ora a cura di Nevio Casadio, che andranno in onda ogni mercoledì in seconda serata a partire dal 18 febbraio, riproporranno trasmissioni delle quali Montanelli fu protagonista o partecipe.

Genio della penna, Indro era anche uno straordinario mattatore del piccolo schermo. Lo aiutavano a «bucare» il medesimo, come piace dire agli esperti, un volto straordinario e una bella voce di basso. Dovete aggiungere a questo il suo inconfondibile gesticolare - con quelle lunghe e nobili mani in primo piano - e poi l’asciuttezza e la brillantezza dei racconti, dei commenti. Infine le battute fulminanti - però mai becere, e ammetto che in televisione questo rappresenta un grave handicap - che erano la sua specialità.

Mi fa molto piacere dunque - insieme a molta malinconia - che l’Indro televisivo torni tra noi. Ma insieme al piacere ho un grosso rammarico. L’iniziativa è della Rai - gliene va reso merito - e le trasmissioni di riferimento, mi pare, sono soprattutto della Rai: anche perché molte risalgono ai tempi in cui esisteva il monopolio televisivo. Questo porta ad escludere altri apporti di Indro, in alcuni dei quali sono stato al suo fianco; e in particolare porta a escludere la Telemontecarlo che negli anni settanta fu una piccola, solitaria ma incisiva anti-Rai, in collegamento con il Giornale. Montanelli in primis, ma anche Bettiza, Zappulli e io stesso, registravamo a Milano degli editoriali che in automobile raggiungevano Montecarlo, e di là erano trasmessi insieme a un sobrio telegiornale da noi preparato e letto da Antonio Devia. La «nostra» televisione era vista in Liguria, in Piemonte, in un po’ di Toscana, in un po’ di Lombardia. E aveva molti tifosi insofferenti del «politicamente corretto».

Per tornare alle qualità del Montanelli televisivo. Tra i suoi difetti - ma così lieve da sembrare un vezzo, come negli altolocati inglesi - c’era la balbuzie. Appena accennata, e tale da dare maggior slancio al discorso. Quando Montanelli soffrì della sua ultima seria crisi depressiva - ad esse andava soggetto ciclicamente - stavamo registrano, mi pare per Rete 4, un programma storico a puntate: in ciascuna delle quali doveva esserci, insieme al mio, un intervento di Montanelli, ricoverato a Pisa nella clinica del professor Cassano. Era avvenuto che le cure di Cassano avessero attenuato la depressione ma ingigantito la balbuzie. Quasi una catastrofe. Con la troupe e con il mio barboncino Golia II andammo a Pisa, e Montanelli fu affettuoso ed eroico nel voler registrare qualche frase compiuta, da inserire nel programma. Ma non ci riusciva. Finché gli venne un periodo chiaro e compiuto. Al termine del quale il «fonico» disse che era inutilizzabile perché Golia II s’era scrollato, e le medagliette del collare avevano fatto rumore. «Io lo ammazzo il tuo cane» tuonò senza incespicare Indro (che a Golia II voleva molto bene). Poi ce la cavammo, ma che fatica, povero indomabile Indro.