"Vi racconto il primo Open d’Italia dell’era Bmw"

Parla Di Ponziano, presidente del comitato organizzatore &quot;Sponsor e Royal Park sono un investimento per il futuro&quot;<br />

Siamo alla vigilia del giorno del battesimo. Domani alle ore 12,15, nella Sala delle Guardie di Palazzo Madama a Piazza Castello di Torino, verrà ufficialmente presentata la 66ª edizione dell'Open d'Italia maschile di golf, la prima dell'èra BMW quale title sponsor del torneo e anche la prima in allestimento (7-10 maggio) al Royal Park ex Roveri del capoluogo piemontese. Accanto al presidente federale Chimenti, al padrone di casa Andrea Agnelli e al rappresentante dell'European tour sarà naturalmente presente Donato Di Ponziano, capo del comitato organizzatore della manifestazione. Ed è appunto con lui che qui anticipiamo alcuni aspetti e contenuti dell'evento ormai prossimo.
Tra i partecipanti di prestigio vengono annunciati, tra gli altri, Montgomerie, Lawrie, Clarke, Alvaro Quiros, Fernandez Castano, Rocca, Canonica e John Daly. Lei conferma?
«Confermo, salvo imprevisti».

John Daly è un'icona dei green però è stato anche di recente al centro di calde vicende provocate dal suo carattere speciale anche nell'approccio non alla buca ma alla bottiglia…
«Daly mi ha telefonato, mi ha domandato se eravamo interessati alla sua partecipazione a quest'Open, non ha chiesto soldi per un ingaggio, soltanto la nostra ospitalità. Mi ha detto che ha perso 7-8 chili di peso, che è a dieta e beve acqua minerale. E dunque… avanti».

Mandare in scena l'Open costerà all'incirca 3 milioni di euro. BMW ne metterà 800.000. Gli altri? Considerato che, oltrettutto, l'ingresso per il pubblico sarà gratuito, alla fine i conti torneranno?
«Torneranno, attraverso il contributo di un'accreditata catena di sponsor e perché questa prima esperienza al Royal Park di Torino costituisce per la Federgolf italiana e per l'European tour un forte investimento per il futuro».

Prospettive del rapporto con Bmw: quanto durerà?

«Questa sponsorizzazione ha vari significati. Il primo è, per noi, avere vicino un partner di grande immagine a livello mondiale. Il secondo discende dalla condivisione con Bmw di tutte le strategie di marketing e di comunicazione dell'evento. Nel mondo del golf Bmw ha acquisito un'esperienza di cui noi del comitato organizzatore ci facciamo forti. Il nostro rapporto, quindi, durerà nel tempo, basandosi su una stima reciproca provata».

Mi diceva qualche tempo fa Andrea Agnelli di guardare «... all'Open del nostro debutto come a un avvenimento puntuale nel rispondere a tutte le esigenze logistiche e pratiche». So che lei ha seguito personalmente la serie dei preparativi. Aveva visto bene Andrea Agnelli?

«Direi di sì. Lo sforzo compiuto dal suo Circolo nello starci vicino, per tutto quanto attiene alle problematiche logistiche e non solo dell'Open, è stato importante e io sono convinto che i risultati dell'operazione si vedranno attraverso la qualità di quanto verrà espresso».

Nell'arco dell'ultimo quinquennio l'Open si è disputato a Tolcinasco, a due passi da Milano. Adesso si va in campo al Royal Park, a due passi da Torino. Lei, ovviamente, conosce come le sue tasche i due percorsi di gara. Quali differenze trova in favore di quali protagonisti?

«Sono, infatti, due percorsi diversi. Quello di Tolcinasco è relativamente nuovo, insiste su un terreno più piatto e ha caratteristiche particolari che agevolano chi tira più lungo perché il campo è più corto. Quello del Royal Park, all'interno del parco secolare di Venaria, della Mandria, è più tecnico, più difficile, richiede una forte precisione nel primo colpo soprattutto perché i fairways sono più stretti di quelli di Tolcinasco».

Sembra fatto su misura per la precisione dei colpi di Francesco Molinari. Vincerà lui?

«Chicco potrà essere, appunto, un grosso punto di riferimento, certamente in gioco per le posizioni di eccellenza della classifica. Il profilo del campo gli si addice. Ma si addice anche alle qualità di gioco di altri, come per esempio Montgomerie, pure lui preciso nei secondi colpi e nel gioco corto. Le stesse caratteristiche di Chicco».

Una nota curiosa, quasi di costume, è legata al pubblico che fisicamente segue la gara. Alcuni protagonisti del green sostengono che, essendo limitata la cultura del golf in Italia, spesso la gente al seguito dei giocatori, anziché applaudire o starsene zitta, come vorrebbe una regola di buona educazione, grida che «quella palla l'avrei imbucata perfino io...». Che cosa succederà al Royal Park, oltrettutto con i due Molinari di mezzo?
«Per come lo conosco, il pubblico torinese è maturo per sapersi comportare in maniera corretta in qualunque situazione. Sia nei confronti dei pupilli di casa, i due Molinari, sia nei confronti dei loro avversari».

E dopo queste anticipazioni, emerse dal dialogo con Di Ponziano, ecco un pensiero conclusivo di Andrea Agnelli, che ho rintracciato a Londra (tornerà oggi a Torino) dove si è trattenuto qualche giorno per motivi di lavoro. Emozionato a poche ore dalla cerimonia di presentazione del «suo» Open?
«Più che emozionato mi sento soddisfatto. Perché quello che era un mio sogno è diventato un progetto e il progetto è giunto a realizzazione».

Se poi al Royal Park trionfasse Francesco Molinari...?

«Parliamo dei fratelli Molinari. Esprimo una speranza: che arrivino a occupare i primi due posti della classifica. Decidano poi loro a chi vada il primo o il secondo».