«Vi racconto quella notte in Via Nazionale»

Gianluigi Nuzzi

da Milano

«Persino i passi ci stanno contando, persino i passi!». Ecco l’angoscia del complotto, si materializza lungo i corridoi di palazzo Koch. Ecco la furia algida di colpi bassi e vendette. Il clima si invelenisce. Diffidenze, accuse e tradimenti. Il volto di Angelo De Mattia, un passato nel Partito Comunista e dal 1998 potente capo della segreteria particolare di Antonio Fazio, braccio destro del governatore di Alvito, ne è specchio eloquente. Da 38 anni è alle dipendenze della banca centrale. Ma mai si era ritrovato la Finanza in casa all’alba per cercare documenti. E poi di nuovo di notte, a tornare in ufficio per la notifica di atti. I magistrati milanesi che portano via e-mail, relazioni, computer. Quelli romani che lo interrogano per ore. Tutti sempre lì con il governatore mai citato eppure al centro di ogni domanda, ogni indagine, ogni sussurro. E lui alla fine pur difendendo chi gli diede nel 2002 la nomina lunga tre righe, «direttore centrale per le funzioni di segreteria particolare del direttorio», qualche cosa ai Pm romani l’ha pur detta.
Il 19 luglio davanti al procuratore aggiunto Achille Toro ha difeso Fazio, come fosse un padre o anche più, offrendo la sua verità. Perché è stata concessa l’Opa su Antonveneta? «Se non fosse stata accordata avrebbe esposto Bankitalia ad azioni sotto più profili a cominciare dalla giustizia amministrativa e del giudice civile competente in materia di risarcimento». In altre parole: se Fazio si fosse opposto, Fiorani, Stefano Ricucci e gli altri, - temevaa De Mattia - avrebbero citato per danni la banca centrale.
Come mai l’autorizzazione venne firmata da Fazio l’11 luglio addirittura a mezzanotte? «Non è normale - riflette - che si firmino autorizzazioni verso mezzanotte, ma in caso d’urgenza Banca d’Italia ha sempre operato oltre l’orario di lavoro». E l’urgenza c’era eccome. Tutti facevano pressioni. A iniziare da Gianpiero Fiorani: «State qui stanotte, firmatelo stanotte - implorava -. Io fossi in te Tonino, non manderei a casa nessuno, la firmerei stanotte la cosa». Sino al capo vigilanza Francesco Frasca. Sembrava impegnato più a controllare l’iter dell’autorizzazione che i conti di Popolare Italiana. Quasi bivaccava in anticamera: «Tranquillo, Gianpiero, la cosa la presidiamo». Insomma, davvero «una passione senza fine». Parole di Emilio Gnutti.
De Mattia sostiene di non aver avuto un ruolo centrale nella vicenda. «Ne fui investito - ricorda - nel pomeriggio dell’11 luglio» dopo che Frasca, essendo indagato, «si astenne per una ragione di ordine etico». La versione è diversa da quella di Gennaro D’Amico, dirigente di Popolare Italiana e considerato la cerniera tra i due istituti. Ai Pm di Milano indica De Mattia come partecipante già il 5 luglio a una riunione tra manager di Lodi e gli ispettori: «All’incontro è intervenuto verso la fine De Mattia. Disse di rimanere in attesa per eventuali ulteriori necessità di approfondimenti tecnici». De Mattia prosegue: «Frasca mi trasmise i risultati dell’ultima fase istruttoria. Materialmente mi ha consegnato un fascicolo che conteneva le relazioni dei settori Vec e Nag (capo Gianni Castaldi, ndr) e il parere di Vincenzo Catapano, (ex responsabile dei servizi legali, ora consulente esterno di Bankitalia, ndr)».
Il braccio destro di Fazio studia le carte e «ricordo di aver esaminato per i profili patrimoniali le problematiche» che si sarebbero poste «solo a fine anno». Mentre per quanto riguarda «l’applicazione dei criteri Ias» le problematiche sollevate erano «facilmente controdeducibili». Ma il suo ruolo - è in sintesi la domanda dei Pm - le permetteva di sostituirsi a quello degli ispettori che avevano dato parere negativo all’autorizzazione? «La mia professionalità mi consentiva di disporre - replica De Mattia - di elementi generali di prima valutazione. Io non mi sono sostituito ai colleghi del Vec e del Nag ma al dottor Frasca con limitazione ai soli atti che mi sono stati trasmessi.
Il parere del Vec e del Nag non è stato comunque disatteso ma è stato superato sulla base di pareri dei consulenti esterni con riferimento alla qualità dei soggetti richiedenti. Mentre per i profili patrimoniali non c’era un parere negativo». Insomma per De Mattia, Bpi godeva di ottima salute. «I ratios della Lodi attualmente sono adeguati e saranno ottimi una volta incassati gli aumenti di capitale. Per quanto riguarda la situazione dopo Opa e Opas formulando le proiezioni più negative anche come impatto patrimoniale, i riflessi degli Ias dovrebbero essere sicuramente limitati e i coefficenti patrimoniali non dovrebbero subire un grave vulnus». E qui De Mattia offre il parere di Parascandolo, altro ispettore: «Ha ridimensionato il problema dei ratios, ha fornito indicazioni non negative anzi rassicuranti sull’iniziativa post Opas per fine anno».
Studiati i confortanti pareri esterni, De Mattia rompe gli indugi. Dopo «le 20.30 trasmetto al governatore la bozza di lettera predisposta con la mia sigla». L’autorizzazione viene battuta dopo le 23 da Stefano De Polis. Che c’entri e perché sia stato incaricato De Polis non è chiaro visto che è il responsabile della Divisione Analisi e Interventi 2 a palazzo Koch. Insomma, con la vigilanza non c’entra niente. E infatti dato che il testo doveva essere stampato quella sera e su carta con l’intestazione della Vigilanza, De Polis manda dal suo pc un’e-mail con la bozza alla Vec, poco prima delle 24. Stampata, viene portata a De Mattia.
Dagli atti di Milano emergono elementi diversi. «Verso le 23 - ricorda De Polis - su indicazioni del Frasca avevo assemblato con il “copia-incolla” parti dell’avviso di diniego e dei pareri di Merusi, Gambino e Ferro Luzzi (gli esperti esterni, ndr)». Nonostante l’ora tarda, Frasca aveva anche contattato i due esperti esterni «che avevano suggerito delle modifiche poi apportate nel documento finale». In Bankitalia due gli uffici in fermento. De Polis e Frasca che predispongono la bozza taglia-cuci. Dall’altra, Fazio, De Mattia, Catapano e l’avvocato generale Marino Perassi in riunione. Poi Fazio mette la firma e chiama alle 00.12 Fiorani che esulta «Tonino, ti darei un bacio sulla fronte». Due giorni, la procura sequestra in Bankitalia e-mail e computer di De Polis. Inizia l’assedio al governatore.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it