«Vi racconto segreti e piccole bugie di Gianfranco»

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Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Prima domanda: suo marito dice bugie? «Sì, abbastanza». E lei lo becca? «Sempre».
Parola di Daniela Fini, 50 anni, da quasi diciassette moglie di Gianfranco, vicepresidente del Consiglio. Affidata a un’intervista al settimanale Vanity Fair in edicola oggi. Gelosa lo è stata «quando eravamo più giovani». Ora no, «Gianfranco ha 53 anni, è vecchio». Nemmeno per il gossip velenoso sul flirt con il ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo: «È stato Gianfranco a parlarmene, la sera prima che si scatenassero tutti. Mi ha spiegato di che cosa si trattava e mi ha detto che era una calunnia. Io gli ho chiesto: “È uno scherzo?”. E lui: “Purtroppo no”». Mai avuto dubbi? «Mai». Gelosa no, ferita sì. «Dai sorrisetti per strada, quelli delle persone che ti guardano e pensano “poraccia quella”, o peggio ancora quelli di convenienza». Dalle maldicenze di «cretini e calunniatori, le due categorie di persone che odio. Bastardi, gente che fa schifo, perché non si mettono in mezzo le famiglie». Daniela crede a Gianfranco anche se ogni tanto bugie ne dice. Solo che gli vengono male, come «una volta che tornò da un viaggio con una collana stupenda, dicendo: “Ho pensato a te”. L’anno dopo tornammo insieme in quel posto e il proprietario dell’albergo mi chiese: “Signora, le è piaciuta la collana che le abbiamo regalato?”».
Quando si conobbero, lui era «uno spilungone con due televisori al posto degli occhiali», lei la moglie di Sergio Mariani, attivista del Fronte della gioventù. «Mi colpì il suo accento: mi faceva morire dal ridere. E poi la simpatia: è un grande barzellettiere, sembra un attore». Prima amici: lui a difenderla quando il partito l’attaccava per aver mollato Mariani e a subirne anche una spedizione punitiva. «Poi ci accorgemmo che l’amicizia stava diventando altro». Mai una crisi, «nonostante la leggenda metropolitana che siamo separati in casa. La verità è che per due anni sono un po’ sparita. Ho avuto un tumore alla tiroide, mi sono operata».
Com’è Gianfranco in privato? «Molto dolce e tenero: la sua freddezza è solo una corazza. E poi, passionale». Sta parlando di sesso? «Certo». Ancora dopo venticinque anni? «La passione finisce però restano altre cose: l’affetto, il dialogo, che sono comunque amore». Amarsi senza somigliarsi. «Diversi in tutto: io sono un bastian contrario, lui un diplomatico. A me piacciono Battisti e i Beatles, a lui Frank Sinatra. La notte di Capodanno, appena tornato dai Paesi colpiti dallo tsunami, mi ha detto che al suo funerale vuole che si suoni My Way». A ballare no, Gianfranco non è buono: «È un orso bruno, tutt’al più fa un lento». Berlusconi? «Lui è più come me, spontaneo, incapace di trattenersi. Non viene dalla politica e si vede». Casini? «Un amico, anche lui potrebbe succedere a Berlusconi».
Il matrimonio, la figlia Giuliana che ora ha vent’anni. «Avrei voluto altri figli, purtroppo non è stato possibile. Nel ’90 ho avuto una gravidanza extrauterina». Gianfranco era all’estero. «Mia figlia, che aveva cinque anni, venne a trovarmi in ospedale e mi disse: “Mi devi fare una promessa, io il fratellino non lo voglio più, voglio mamma”». Un dolore che ha pesato nella scelta di voto (tre sì, come Gianfranco) al referendum: «Ho pensato al bambino che ho perso, e ancor di più a quello che è morto. Nel 1977, durante il matrimonio con Mariani. Partorii al sesto mese un bambino che fu messo in incubatrice. Era un maschio, pesava 612 grammi. Morì dopo dieci minuti. Quel faccino non me lo dimenticherò mai. Credo che ogni donna abbia il diritto di vivere la cosa più bella che ci dia la natura, la possibilità di essere madre».
I suoi hobby, cose da uomini. Il calcio. Meglio lo scudetto alla Lazio o Gianfranco premier? «La Roma in serie B». E poi «andare forte su auto potenti, sparare. Ho il porto d’armi e tre pistole, ma non le ho mai dovute usare. Mi sono pentita di non averle portate al decennale di An. C’erano donne senza dignità che si proponevano a mio marito, me presente, in modo veramente squallido». Seguono dettagli: «“Posso avere un autografo?”, e intanto si chinavano per mostrare le tette. Un’altra mi ha fatto piedino tutto il tempo sotto il tavolo, al che le ho detto: “Hai sbagliato gamba e mi stai facendo male”. Scene ridicole».
Lifting? «Io solo punture di vitamine sotto gli occhi, ma non sono contraria». Anche per gli uomini? «Trovo un po’ ridicoli gli uomini che dopo i 50 si fanno il lifting e si tingono i capelli».
Ultima domanda: se la tradisse? «Lo lascerei subito». Lui lo sa? «Sì».

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