"Vi racconto la verità sul Piccolo Principe"

Il biografo di Saint-Exupéry spiega che cosa si nasconde dietro il capolavoro: &quot;Non è solo una fiaba. Ma soprattutto una disperata dichiarazione d’amore verso la moglie Consuelo. E nessuno l’ha capito&quot;<br />

Il Piccolo Principe è uno dei romanzi più letti al mondo. Tradotto in decine di lingue, pubblicato in centinaia di edizioni. Qualcuno si è preso la briga di fare il conto anche dei milioni di persone che l’hanno sfogliato (questo nonostante il fatto che Saint-Exupéry e il suo eroe alieno odiassero le cifre): 80 milioni. Eppure questo libro per «ragazzi» potrebbe nascondere ancora dei segreti. Delle chiavi di lettura diverse da quelle della semplice, seppur bellissima, favola sull’amicizia. Ce lo racconta Alain Vircondelet, scrittore e docente universitario francese il quale, dopo aver studiato a lungo il periodo travagliato che Saint-Exupéry trascorse a New York, ha scritto La vera storia del Piccolo Principe, appena pubblicato in Italia da Piemme (pagg. 200, euro 13,50, traduzione di Marco Zonetti). Lì, nella grande metropoli, in fuga dalla Francia occupata dai nazisti, in bilico tra le sue molte amanti e l’aspirazione a salvare il matrimonio con la moglie Consuelo, lo scrittore attraversò una tremenda crisi creativa ed esistenziale. E secondo Vircondelet Il Piccolo Principe non fu uno splendido diversivo a questa crisi. Anzi, ne fu una sorta di trasposizione su carta. E una dichiarazione d’amore e di pentimento per la moglie Consuelo, la «Rosa» amata dal Piccolo Principe.

Professor Vircondelet, lei sostiene, carte d’archivio alla mano, che «Il piccolo principe» è un’ode d’amore di Saint-Exupéry alla moglie...
«Lo stesso Saint-Exupéry non ci lascia alcun dubbio su questo stretto legame: Le Petit Prince è stato scritto “grazie al tuo gran fuoco”, dirà Saint-Exupéry rivolgendosi alla vulcanica Consuelo. E poi sono numerosissime e sconcertanti, anche se spesso dimenticate, le allusioni alla moglie che ornano il testo. Impossibile non scorgerle per chi conosce i dettagli biografici di Consuelo».

E dunque la «Rosa» a cui il Principe vorrebbe faticosamente tornare è proprio quella moglie con cui l’autore aveva un rapporto così ondivago?

«Giudichi lei: la rosa è capricciosa, chiacchierona e civettuola (gli aggettivi che Antoine usava per la moglie, ndr). Abita su un asteroide vulcanico e i vulcani sono la caratteristica principale del Salvador, la terra natale di Consuelo... La stessa genesi del racconto permette di ricostruire l’apporto fondamentale che Consuelo ha dato a Saint-Exupéry proprio in quel periodo: una presenza costante nella casa di Bevin House, durante l’estate del ’42, quella casa che proprio Consuelo ha soprannominato “la casa del Piccolo Principe”. E la promessa che Saint-Exupéry le aveva fatto, molti anni prima, di scriverle un racconto in cui, disse lui, lei sarebbe stata la rosa...».

Ma è noto che Saint-Exupéry mentre era a New York frequentò molte altre donne...

«Senza dubbio. Ma il suo dongiovannismo non fu né cinico né morboso. Ciò che voleva era essere amato, più che amare... Il più grande amore della sua vita fu sua madre, a cui scrisse lettere magnifiche. Qualche mese prima di morire, mentre era in Algeria, cercava ancora di sedurre una bella infermiera sconosciuta della Croce rossa... Ma tutte queste donne che gli giravano attorno non avevano conquistato il suo cuore, erano piuttosto dei tentativi di trovare un equilibrio introvabile. Consuelo dovette destreggiarsi in mezzo a queste infedeltà che lei comunque gli perdonava».

Come mai allora gli altri studi sul «Piccolo Principe» tendono a considerare marginale il ruolo della moglie Consuelo?

«In effetti Consuelo viene presentata come una figura ben poco presente nella vita di suo marito. Il mio apporto di studioso è stato proprio dimostrare quanto in realtà fossero una coppia indissolubile... Se in molti non se ne sono accorti è perché questo fatto non combacia con il mito. Avevano bisogno di costruire un eroe virile e solitario...».

Lei scrive che il «Piccolo Principe» è anche una autobiografia di Saint-Exupéry...

«Come leggere altrimenti questo libro se non come una sorta di confessione costante del suo sconforto, della sua affannosa ricerca, del suo percorso iniziatico? I grandi momenti emblematici dell’opera, come quelli con la Volpe, per esempio, dimostrano che Saint-Exupéry cercò delle risposte al suo profondo malessere. Se si legge il racconto in quest’ottica, si vedranno apparire, come per magia, la sua vita tragica e le sue speranze».

Lei descrive un Saint-Exupéry molto lontano dalla sua immagine mitica ed eroica.

«Lui è stato certamente un eroe, ma non è stato solo quello. Io ho voluto dimostrare che è stato anche un uomo perduto, smarrito dentro la tormenta degli anni Trenta, un uomo modernissimo e questa è la parte di lui che il mito non è stato capace di raccontare».

In conclusione, che ruolo ha avuto «Il Piccolo Principe» nella vita privata di Saint-Exupéry?

«Un grande ruolo. Nella brevità della favola Antoine ha riassunto la sua esistenza pubblica e privata. Ciò non toglie che la grandezza del libro è quella di parlare a tutti».