«Vi scrivo la mia vita di corse e silenzio»

Prima del 2006 conosceva Lope De Vega, ma non l'aveva «ascoltato». Poi, dopo aver perso completamente l'udito, Marco Frattini ha capito che cosa intendesse il drammaturgo spagnolo con quella frase. «Credere che il paradiso possa essere contenuto da un inferno, dar la vita e l'anima ad una delusione: questo è l'amore e chi l' ha provato lo sa». A meno di 30 anni, Frattini ha dovuto capirlo al volo e oggi provate a chiedere, scandendo bene le parole perché possa leggervele sulle labbra, come si possa non perdersi d'animo quando suoni in una boy band e il destino ti strappa l'udito.
Una laurea in odontoiatria, una famiglia seguace di Asclepio e una malattia incurabile che ti toglie la colonna sonora dalla vita. Frattini, classe 1976, non si è perso d'animo ed, anzi, ha accelerato, andando a coltivare prima la passione per la corsa, poi quella per la scrittura. Per correre bisogna saper stare soli, isolarsi dal mondo ed ascoltarsi dentro: lo ha capito macinando chilometri se e giù per la Brianza dove vive e lavora. Poi sono arrivati anche i successi. Molti i titoli italiani ormai in bacheca sulle lunghe distanze, al punto da accarezzare il sogno di cimentarsi con la regina delle corse, la maratona. Oggi Frattini ne ha decine nel curriculum e un record personale di 2 h 48' e rotti, ottenuto a Carpi due anni fa: «Non ho saputo ripetermi a Treviso lo scorso marzo per colpa di una crisi di freddo», dice con rammarico, ricordando però che solo la settimana prima si era laureato campione italiano di cross.
I suoi pensieri durante la corsa ora sono diventate anche parole, quelle del suo primo libro, un diario «molto autobiografico» che affronta in modo profondo, toccante ancorché spiritoso le difficoltà di un ragazzo alle prese con emozioni ed sms, il mezzo preferito insieme a mail e internet per comunicare. L'ironia si coglie fin dal titolo: «Vedere di corsa e sentirci ancora meno»: il libro, edito grazie alla collaborazione della Federazione Italiana Sport Sordi e ad un mecenate generoso che ha aiutato Frattini a mettere insieme il budget per la stampa, sarà presentato domani sera a Livigno come anteprima di un «tour» per le librerie e le biblioteche lombarde in settembre.
«Con questo libro è stato come con la maratona: mi son detto, devo provarci, ma poi non cominciavo mai ad allenarmi», spiega Frattini che ha lavorato a questo diario per un anno con l'aiuto di Elena Lampugnani, Marta Cairoli e di Franz Rossi, editore di «X Run - Storie di corsa» che ne ha curato al prefazione: temi ricorrenti come quello del rapporto con alcune figure femminili e tanta determinazione fanno del protagonista di questo libro un esempio per tutti coloro che sentono di vivere una vita di corsa, fra difficoltà e delusioni, senza rinunciare ad inseguire i sogni.
Per Frattini comincia così un'altra corsa, un'altra avventura. Ne è protagonista Cosmo Capoverde, alias lo stesso Marco, «Anche se non lo scriva, che son proprio io». È Capodanno, quello del 2008, ci sono la neve e le strade di Bormio dove Cosmo-Marco corre e rifinisce l'allenamento, mentre il suo cuore insegue l'amore e le passioni dei ragazzi della sua età. Frattini si schernisce e anche se nel cassetto ha già i manoscritti per i suoi due prossimi libri assicura che il suo primo obiettivo resta la corsa: a Bergamo, a fine settembre, c'è una maratona dove fare bene, possibilmente meglio del suo personale, ad ottobre Frattini sarà a Sarajevo per un periodo di lavoro in una clinica odontoiatrica per bimbi. Quindi riprenderà anche il suo impegno accanto a Li.Fra, l'associazione culturale che cura sistemi per rendere accessibile il teatro ai non udenti. «Ero un bravo fonico, non ho scordato come si fa», sorride lui raccontando del suo impegno per il teatro del silenzio. Marco va di corsa. E non provate a fermarlo. LuGa